Calzature, la crisi c’è Addetti ed export i settori più colpiti
La pandemia da Covid-19 ha colpito duramente l’industria calzaturiera italiana con una flessione a doppia cifra in tutte le principali variabili. Secondo gli ultimi dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici nel 2020 a livello nazionale sono calati rispetto all’anno precedente sia il fatturato, attestatosi a 10,72 miliardi di euro (-25,2%) che la produzione Made in Italy (scesa a 130,5 milioni di paia, -27,1%). Di rilievo anche il decremento dell’export, sia per quanto riguarda il valore (-14,7%) che le quantità (-17,4%).
situazione regionale
In Emilia Romagna nel 2020 il numero di imprese (tra calzaturifici e produttori di parti) ha registrato, secondo i dati di Infocamere-Movimprese, una variazione pari a -18 unità, tra industria e artigianato, accompagnata da un saldo negativo di -272 addetti. Sul fronte dell’export si registra una flessione del -12,4% in valore sul 2019, tra calzature e componentistica. In particolare il quarto trimestre ha evidenziato un crollo del -46,5% tendenziale: un progressivo peggioramento, dunque, in corso d’anno, dopo la forte crescita dei primi 3 mesi, il -1,4% del secondo trimestre e il -17,2% del terzo. Le prime cinque destinazioni dell’export emiliano-romagnolo 2020 sono risultate: Svizzera (-5,7%), Francia (-10,6%), Germania (-4,6%), Regno Unito (-18,3%), USA (-32,7%); assieme questi 5 paesi hanno coperto il 61% del totale export regionale.
Lo scenario nazionale è stato commentato dal Presidente di Assocalzaturifici, Siro Badon: «Il 2020 ha avuto pesanti conseguenze economiche per il nostro settore. I dati parlano chiaro. Oltre ad aver lasciato sul terreno circa 1/4 della produzione nazionale e del fatturato complessivo, dobbiamo registrare anche un drastico calo dei consumi delle famiglie italiane, sia nella spesa (-23,1%) che nelle quantità (-17,4%). Una flessione importante, malgrado una crescita a doppia cifra per il canale online che non riesce a tamponare il crollo dello shopping dei turisti e i mancati introiti da essi derivanti, specialmente per le fasce lusso. E se a queste indicazioni aggiungiamo le criticità che emergono dalle cifre relative alla demografia delle imprese – con un calo del -4% sia nel numero delle aziende che degli addetti diretti, oltre ad un’impennata della Cassa Integrazione Guadagni nell’Area Pelle (+900% le ore autorizzate, dieci volte i livelli del 2019) – il quadro che ne viene fuori non è per nulla confortante».
Il report di Assocalzaturifici analizza nel dettaglio l’export, da cui emerge che tra i primi 10 mercati esteri in valore cresce solo la Corea del Sud (+14,3% nei primi 11 mesi), che cede peraltro il -5,2% in quantità. Contengono le perdite la Svizzera (-7,6%, destinazione dei prodotti realizzati dalle aziende terziste per le griffe internazionali del lusso) e la Cina (-4,4%), protagonista di un forte recupero (+43%) nel bimestre ottobre-novembre. Marcato calo delle vendite sia verso i partner dell’Unione Europea (-13% in valore la UE27) . —
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