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Carife, la Fondazione: causa o ristori con il Recovery

S.C.
Carife, la Fondazione: causa o ristori con il Recovery

Il mancato salvataggio è costato decine di milioni all’Estense e al territorio Palazzo Crema studia il ricorso legale ma anche ad altre forme di risarcimento

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Si prende qualche giorno in più, diciamo entro fine aprile, la Fondazione Estense per decidere sull’eventuale azione legale nei confronti nientemeno che della Commissione Ue, per il divieto nel 2015 alla ricapitalizzazione Carife che portò al fallimento della banca, dopo il riconoscimento da parte della Corte di giustizia europea della legittimità di un simile intervento, per Tercas. E la questione potrebbe allargarsi all’intero territorio.

A Palazzo Crema fanno anzitutto sapere che non sarà decisivo, per i loro orientamenti, il parere espresso dal ministero dell’Economia, secondo il quale la sentenza «riguarda solo Tercas» e quindi le azioni risarcitorie andrebbero limitate ai soggetti coinvolti in quella vicenda. «Il ministero dice che si deve dimostrare il rapporto diretto tra il provvedimento e il danno, ma la nostra situazione è diversa da quella delle altre tre banche poi risolte - è il ragionamento di Giovanni Polizzi, presidente della Fondazione e noto avvocato di Ferrara - Come noto, infatti, l’orientamento negativo della Commissione Ue sugli interventi Fitd, poi formalizzato nel caso Tercas, ha impedito una ricapitalizzazione già decisa e deliberata. Questo intervento poteva non essere decisivo per salvare la banca? Secondo la nostra giurisprudenza, anche solo la chance persa di evitare un evento negativo porta appunto ad un danno, magari non pieno».

In attesa quindi di chiedere formalmente un parere legale agli studi esperti di tematiche europee già sentiti verbalmente, la Fondazione Estense sembra concentrata soprattutto sulla determinazione del danno: l’assemblea del 2015 aveva infatti drasticamente abbattuto il valore delle azioni a 27 cent, ma concedendo la possibilità di sottoscrivere warrant che avrebbero, in caso di risanamento e vendita della banca, gonfiato il numero delle azioni in capo a Palazzo Crema. Per questo motivo l’entità del risarcimento già stimato nei ricorsi alla giustizia amministrativa era fissato attorno a 56 milioni di euro, rispetto ai 12 derivanti dall’abbattimento del valore delle azioni.

C’è anche da sottolineare che la Fondazione è formalmente sotto controllo... dal ministero dell’Economia, quindi una eventuale causa andrebbe fatta valutare sotto il profilo della tutela patrimoniale. «Il nostro dovere di tutelare il patrimonio della Fondazione è in primo piano in questa vicenda - prosegue il ragionamento del presidente - ma non dobbiamo dimenticarci il danno reputazionale subìto che si riflette sul territorio: la ristorazione della capacità erogativa nei confronti dei nostri settori di attività (in particolare lotta alla povertà, e anche cultura, sanità, arte, ndr) è al centro della nostra attenzione. Si potrebbe ripristinare appunto con un successo in causa, oppure attraverso una transazione che passi per il Recovery fund e l’Europa». Una decisione sarà presa entro fine aprile.

La questione andrebbe evidentemente analizzata dall’intero mondo delle fondazioni bancarie, è noto come il presidente dell’Acri, Francesco Profumo, stia seguendo da vicino la situazione della Estense e delle sue potenziali partner in vista di una fusione salvifica. —

S.C.

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