Il grido di allarme degli agriturismi «Servono sostegni o il settore muore»
Situazione particolarmente difficile per le fattorie didattiche Confagricoltura: bilanci in rosso e troppi tributi da pagare
«L’interminabile stagione della pandemia sta penalizzando tutti gli agriturismi, in particolare il crollo è totale per le fattorie didattiche e per le strutture che organizzano eventi». E’ il commento di Confagricoltura Ferrara sull’enorme disagio arrecato dalla pandemia. «Solitamente la Pasqua segna l’inizio della stagione per i nostri agriturismi, purtroppo per il secondo anno consecutivo saranno chiusi con il conseguente ulteriore aggravamento dei loro bilanci sui quali pesa come un macigno il permanente carico di tributi».
Interviene anche Paola Pedroni presidente Agriturist Ferrara, gli agriturismi di Confagricoltura, e proprietaria della location “Lama di Valle Rosa” situata alle porte di Ferrara: «Oggi siamo a una fase cruciale, occorre riuscire a dare fiato alle attività con indennizzi veloci e immediatamente fruibili, rateizzazioni, riduzione di oneri e semplificazione. Si sono azzerati gli arrivi dei turisti – dice ancora Pedroni – quasi azzerati anche gli ospiti in città per business; gli alloggi non sono chiusi, ma le entrate non coprono le spese, per intenderci la scorsa settimana ho ospitato un solo cliente per una notte. La nostra piscina coperta è chiusa da ottobre, così dovremo sostenere costi molto alti per rimetterla in funzione. Quanto attualmente ricevuto – prosegue Pedroni – non è assolutamente sufficiente a ristorare i bilanci così gravemente danneggiati. Non resta che sperare nell’estate confidando di poter riaprire, con i dovuti dispositivi di protezione personale, ma senza imposizioni di accessi contingentati; non sarebbe sopportabile se ci imponessero assurde restrizioni di presenze in contesti così ampi e all’aria aperta».
Prosegue Marcella Trivella dell’agriturismo “La Strozza” a Francolino, apprezzato per la sua cucina tipica ferrarese e per la fattoria didattica. «La situazione è critica. Gli alloggi sono chiusi da mesi, chiusa completamente anche la ristorazione. A ottobre ci è stato imposto di chiudere fino a febbraio, poi tre giorni lavorativi e subito, senza preavviso, di nuovo lo stop. Oggi è tempo di preparare l’orto, ma non sappiamo come comportarci dopo che lo scorso anno, con il ristorante chiuso, abbiamo perso quasi tutto il raccolto. Senza parlare della fattoria didattica, chiusa dall’inizio pandemia per i mancati arrivi di scolaresche e famiglie. Oltretutto per le fattorie didattiche non è stato stanziato alcun ristoro, seppur parziale, a compensazione».
Una nota di speranza arriva da Maria Cristina Maresi, anch’essa associata a Confagricoltura, proprietaria dell’agriturismo “Le Occare” a Runco di Portomaggiore, conosciuta per la qualità dei suoi prodotti e per aver riportato in produzione il caviale di storione ferrarese: «Siamo chiusi da metà ottobre, ciò che ha maggiormente creato danni è stata l’incertezza con la quale abbiamo vissuto, un apri e chiudi senza regole certe e sicure. Spesso sono stati i tempi di comunicazione a gravare maggiormente sulla nostra gestione. Fortunatamente sono riuscita a organizzare la vendita del mio caviale di storione ferrarese, a molti clienti affezionati. A “Le Occare” abbiamo l’orto, il frutteto, il bosco per i tartufi e per i funghi; la consapevolezza di poter vivere in ambienti sani a contatto con la natura mi dà il coraggio di andare avanti. Sono orgogliosa di ciò che ho creato e del fatto che l’agricoltura abbia svolto un ruolo determinante in questo anno di pandemia per assicurare cibo sano e verdure fresche per tutti. Sanità e agricoltura sono state e sono, per motivi diversi, le colonne portanti di questo periodo interminabile». —
Andrea Tebaldi
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