Non c’era solo spaccio «Viviamo di elemosine»
Boogye, il capo clan dei Vikings/Arobaga a Ferrara con ruolo di F.F. e di comando anche su Padova e Vicenza, aveva come copertura il lavoro di dj di afromusic. “Jonan” Omon, invece, era il titolare occulto di un bar e non poteva certo permettersi la vita agiata che conduceva, e gli spostamenti tra Ferrara, Bologna e Perugia per tenere contatti coi fornitori del traffico, non certo di bevande.
E un altro, tra i tanti, famoso a Ferrara, “Ebo” Irabor, che fece parte del gruppo dell’agguato in via Morata, non campava solo dei proventi di spaccio. Lo dice lui interrogato: «Come mi mantengo a Ferrara? Con l’elemosina».
Una risposta che ne offre tante altre, almeno alle ipotesi investigative che si sono susseguite in questi anni e che ancora oggi sono al vaglio degli inquirenti. Perchè oltre droga (il traffico per cui erano specializzati quelli del clan Arobaga), la prostituzione (lo sfruttamento di ragazze dalla Nigeria in Italia, ma in questo contesto non sono emersi, al momento fatti ed episodi, ma sono in corso indagini) c’è anche e soprattutto - dicono gli addetti ai lavori - il racket dell’elemosine: altro segnale della penetrazione in una città dei clan criminali. Del resto, tutti ricorderanno come negli anni scorsi, in ogni parcheggio cittadino (tutti, nessuno escluso) e in tante postazioni della città, vi fossero persone di colore a chiedere, non sempre gentilmente, ma spesso con un modus da richiesta di “pizzo”, soldi a chiunque. Un aspetto investigativo che al momento non compare, come sviluppo, nelle indagini delle grandi operazioni di Polizia degli ultimi anni: fuori di dubbio che fosse un modo per sostentare i clan. —
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