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Studenti, lavoratori, clienti in astinenza Così i ferraresi compravano droga dal clan

Daniele Predieri
Studenti, lavoratori, clienti in astinenza Così i ferraresi compravano droga dal clan

Chiamate alle 5 del mattino, telefonate per fare la spia. E accordi per le dosi, con consegna a domicilio dei pusher-rider

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Daniele Predieri

È in crisi di astinenza, e alle 5 del mattino, M. chiama Odi, lo implora al telefono: «Non ho soldi, pago con un bellissimo giubbotto che vale 400 euro, o ti pago con una collana, con altri vestiti». Ad M. basta “uno piccolo” (dose), insiste, ma inutilmente: Odi, spacciatore di turno, uno degli arrestati e ora processati per il clan mafioso degli Arobaga, sta dormendo: «ci vediamo domani» e lo liquida, noncurante della crisi di M., alla ricerca della dose.

È solo un episodio, tra centinaia che gli ispettori della Squadra mobile hanno registrato (intercettando), e ora agli atti del processo che si aprirà il 27 aprile contro la “mafia nigeriana” di casa nostra.

Lo spaccato

È uno spaccato della realtà quotidiana, a Ferrara - in questo caso - di chi cerca droga e implora che li vende. Che racconta le storie dei consumatori, diventate “prove” dello spaccio, prima, e poi di quel legale piramidale che ha portato alla contestazione di associazione mafiosa per 32 persone, collegate al clan Arobaga/Vikings che aveva il monopolio di droga in città: di ogni tipo, da quella “bianca” (cocaina), alla “nera” (eroina) fino alla “verde” (marijuana e hashish) come dicono tra loro mercanteggiando coi “clienti”.

P. per avere la “nera”, contatta 122 volte Degbola. E dirà: «Chiedevo appuntamenti solo di sera, perchè di giorno studiavo», spiegava agli inquirenti. A. e L., fidanzati. piaceva la “bianca”: «Quando avevamo bisogno le cercavamo al telefono, appuntamento dietro la stazione o nel parcheggio Eurospin (Porta Catena, ndr)».

C. chiama Junior oltre 30 volte: cerca cocaina, la paga 15 euro la dos: «Lo incontro di sera, di giorno lavoro sempre». D. invece si limita al “fumo” : «Con 10 euro per quattro canne, vado da una persona di colore che conosco». Abita in provincia D.: «vengo una volta ogni due settimane, mi hanno offerta gratis la cocaina, ma non mi interessa».

Sono l’ultimo anello, “innocente” per legge, di questa catena criminale che si allunga dal grande traffico di droga che il clan Arobaga gestiva in città , comprando cocaina e altri a chili ad Amsterdam. E poi giù giù, fino al piccolo pusher di strada, in città, il Norseman, come vengono chiamati nel gergo del clan. Tossicodipendenti “vittime”, guardinghi come gli spacciatori. E fanno la “spia”: arriva a Junior (uno dei 32 arrestati) la telefonata, da una cabina telefonica (non da cellulare, perchè tracciabile).

Auto civetta

È un cliente, lo avvisa: «Attento c’è un auto sospetta in giro», alludendo ad auto civetta della polizia: «Ci vediamo al Kebab, di fronte alla stazione». E ancora, come accade nel marketing con la “fidelizzazione” dei consumatori, Junior si trasforma in “rider”: «Ho solo eroina, la porto a casa», e fa la consegna a domicilio al consumatore: poche ore dopo, il “cliente” richiama, apprezza e approva, con un feedback positivo: «La roba che hai portato va bene». —

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