Siccità, il fiume è dimezzato La secca del Po preoccupa
Livello a oltre – 5 metri, sembra agosto ma è soltanto l’inizio della primavera Spiaggette prese d’assalto dai pescatori, sugli argini si fa sport e si cammina
Marcello Pulidori
Arriviamo sul Po attorno alle 11 di una Pasquetta per molti versi surreale. La prima cosa che ti colpisce, guardando il fiume, è la scarsità di acqua. Fissata al primo pilone di cemento del ponte tra Pontelagoscuro e Santa Maria Maddalena, c’è l’asta idrometrica: segna quasi 5 metri e mezzo sotto lo zero. Per la secca del Po sembra piena estate, ma siamo soltanto all’inizio della primavera. È una siccità che preoccupa molto, soprattutto gli agricoltori, e che non “scappa” a chi sul Grande Fiume è nato e poi vissuto per decenni. «Qui se non arrivano le piogge, si mette male», dice un anziano appoggiato a una bicicletta sull’argine della Destra Po, con tono profetico. Nelle prossime ore gli esperti del meteo dicono che sarà accontentato. Vedremo. Per adesso non c’è da stare molto allegri: il mix di temperature elevate all’inizio di primavera e le poche precipitazioni hanno fatto scattare l’emergenza. Gli agricoltori di Emilia-Romagna e Veneto, ma non solo, sono stati costretti alle irrigazioni di soccorso. L’impatto sul settore rischia di essere notevole. Passiamo dalla sponda ferrarese a quello rodigina, cioè dall’Emilia al Veneto. E scendiamo in una delle grandi isole create dall’acqua in ritirata. Incontriamo Mario Benini, un ferrarese che abita a San Maria, in Veneto: «Ho la fidanzata a Castello d’Argile, nel Bolognese, l’ultima volta che l’ho vista è stato in dicembre. Le mando qualche foto – scherza, ma non troppo, Mario – così non si dimentica come sono fatto». Benini è uno dei pescatori più conosciuti: ha un secchio pieno di breme, pescigatto e qualche altro piccolo pesce. Mentre parliamo con lui scorgiamo un cormorano che pettina la sabbia e si appoggia sull’acqua in cerca di cibo. Oltre a Benini sono tanti i pescatori, solitari, con le canne in acqua. Qui i distanziamenti sono assolutamente rispettati, altro che 2 metri. Vicino alla “Canottieri”, che è chiusa, alcuni romeni cercano di far abboccare qualche siluro. La vegetazione della golena è rigogliosa: sui sentieri incrociamo anche diversi appassionati della mountain-bike, famiglie che passeggiano, e uomini e donne che corrono o camminano per tenersi in allenamento o fare più semplicemente un poco di attività fisica, di movimento. Non potendo muoversi, la Pasquetta diventi almeno un motivo per stare all’aria aperta il più possibile, peraltro in una mattinata fresca ma di splendido sole. C’è chi corre nelle spiaggette, chi invece preferisce farlo sugli argini asfaltati. La sensazione che si ricava guardando le persone è quella di una grande voglia di tornare alla normalità, ai ritmi della vita pre Covid. C’è anche il ristorante “Il Pontile”, attraccato alla sponda veneta, meta (prima dell’emergenza sanitaria) anche di molti ferraresi. Adesso è desolatamente chiuso e, sbirciando dai vetri, all’interno si notano pochi tavoli con sopra le sedie, e la macchina per il caffè coperta dal cellophan. Mette tristezza. «Se non moriremo col virus, moriremo di depressione», sussurra un uomo sulla sessantina che sta ripulendo proprio il pontile su cui si trova il ristorante. Speriamo che anche in questo caso qualcuno possa smentirlo. –
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