Ricordi e commozione per la morte di Dondi Carriera e beneficenza la cifra del vigaranese
Paese in lutto per la morte dell’imprenditore generoso L’ex sindaco Palombo: «Grande uomo, ha fatto tanto per Vigarano»
IL RITRATTO
La comunità vigaranese si è stretta attorno a Pierpaolo e Eleonora, figli di Martino Dondi, storico imprenditore di Vigarano Mainarda morto a 93 anni dopo una vita spesa per il territorio. Tanti i messaggi di cordoglio e gli attestati di vicinanza e stima dalla gente del paese. Imprenditore di successo ma anche dal cuore d’oro, non ha mai rinunciato alla beneficenza, Dondi non ha mai trascurato le sue radici.
IL RICORDO
Nelle ore che hanno seguito la tragica notizia tanti hanno ricordato quando, nell’estate del 1985, nel piazzale della chiesa, arrivarono due grandi autotreni carichi di mattoni, piastrelle, tegole e altro materiale edile. Era il dono che un anonimo aveva fatto alla parrocchia per aiutarla a rimodernare e allargare un edificio per farlo diventare quello che oggi è la scuola materna parrocchiale Sacro Cuore. Tutti sapevano che l’anonimo donatore era “il nonno” perché il nome di Martino Dondi non doveva mai apparire quando si faceva un’opera benefica. «Nei primi anni 2000 - ricorda l’ex sindaco Daniele Palombo - come Comune siamo stati i primi a realizzare un micronido grazie al fatto che il “nonno” ci mise a disposizione un immobile di sua proprietà dopo averlo arredato». E ancora: «Nello stesso modo venne realizzato il giardino della vecchia casa protetta con in vialetti realizzati perché anche gli ospiti in carrozzina potessero utilizzarli senza sobbalzi. Era il preludio alla nascita dell’attuale Casa Generosa, il nome è quello della madre, che un’apposita fondazione ha realizzato per poi donarla al Comune perché ospitasse i vigaranesi, e non, quando non erano più in grado di restare nelle proprie abitazioni. Un grande vigaranese sempre disponibile ad aiutare il paese».
LA CARRIERA
Gran parte delle maestranze che lavorano nel mobilificio sono del paese. «Se at vo andar dacord con mi, fà quel che mi at dig», era questa la frase in dialetto con cui Martino Dondi accoglieva i nuovi assunti. Partito negli anni Cinquanta del secolo scorso con un negozio di biciclette in via Fondo Reno, nel ’58 era passato al commercio di elettrodomestici per poi dedicarsi al ramo dei mobili e dei salotti creando, dal nulla, un impero facendo diventare il nome Dondi era conosciuto nell’intera penisola. Per alcuni anni c’è stata anche un’esperienza nel ramo edilizio. Il punto forte era il commercio di mobili dove la sua abilità di venditore era talmente raffinata, e convincente, che si dice era impossibile entrare nel suo mobilificio e uscire senza aver fatto acquisti. Da sempre molto religioso, fino agli ultimi giorni non ha perso una messa; tante persone si sono recate in chiesa per accendere una candela in suo ricordo. Il funerale si svolgerà in forma privata. —
Giuliano Barbieri
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