Atika, uccisa e bruciata E la famiglia maltrattata Ex compagno a processo
Non c’è pace, nemmeno al processo in corso, per Atika Gharib, la donna di 34 anni che abitava in città, uccisa e bruciata nell’estate del 2019 dal compagno che lei aveva cacciato di casa, Mhamed Chamekh, che confessò l’omicidio al telefono con le sorelle di Atika, scappò e venne arrestato in Francia.
Il processo per l’omicidio, nei gironi scorsi, è stato rinviato perché non sono ancora arrivati i documenti dalla Francia, redatti dopo la sua cattura mentre era in fuga.
La prossima udienza è stata fissata al 30 giugno quando verranno chiamati in aula i periti psichiatri nominati per eseguire la perizia psichiatrica sull’ex compagno omicida: perizia che dovrà indicare o meno la sua capacità di stare in giudizio e avrà un valore probatorio anche per un processo parallelo, per maltrattamenti su Atika e le figlie, fissato al 21 maggio prossimo in tribunale a Ferrara. Il processo di Bologna per l’omicidio è ormai alle fasi finali: il 7 luglio è fissata la discussione finale e infine la sentenza.
Due processi per una escalation di violenze, iniziata nell’agosto 2019, un mese prima dell’omicidio della donna con i maltrattamenti che furono causa scatenante del dramma: per quei fatti Atika decise di cacciare di casa l’ex compagno violento e ormai fuori controllo. La convivenza con l’uomo era diventata insostenibile. Lui per ritorsione rubò l’auto della donna e i documenti dell’intera famiglia: passaporto, carta di soggiorno, carta d’identità, carte bancomat e assegni, passaporti delle figlie. Quando nel settembre Chamekh si fece vivo, Atika li voleva indietro e venne attirata in un casolare semiabbandonato dove l’uomo abitava, a Castel d’Argile, nel Bolognese. Era, purtroppo, una trappola: qui la donna venne uccisa strangolata e poi bruciata. –
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