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PARLA IL SEGRETARIO GENERALE DELLA CEI 

Cresce la rabbia sociale I vescovi: «Bisogna ascoltare il disagio»

Maria Elena Ribezzo
Cresce la rabbia sociale I vescovi: «Bisogna ascoltare il disagio»

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Roma. Scontri, tensioni, blocchi stradali. Da Nord a Sud, il vento della rabbia soffia sulle piazze di ambulanti e ristoratori, che protestano contro le chiusure delle attività per l’emergenza Covid, contro i sostegni che non bastano o non arrivano, per chiedere riaperture. La Chiesa condanna la violenza, ma chiede ascolto e, soprattutto, soluzioni concrete. «Le manifestazioni violente di questi giorni mostrano una crisi del tessuto sociale che merita attenzione e impone una riflessione ampia», dice il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Stefano Russo. Che invita i palazzi a non sottovalutare le ragioni di una classe media in ginocchio: «La violenza non è mai una risposta adeguata alle difficoltà. È invece un errore che ingigantisce i problemi anziché risolverli. Rimane però importante ascoltare il disagio che serpeggia nella società».

La pandemia, scandisce, ha «messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico, aggravando diseguaglianze già esistenti e creando nuove povertà. La domanda di poter lavorare con dignità è legittima e indica quanto le persone si identificano con il loro lavoro. L’ascolto di questa domanda è necessario, ma va sempre legato alla ricerca del bene comune». Sono quasi due milioni le persone che tra 2020 e 2021 si sono rivolte alla Caritas per chiedere aiuto e già il mese scorso la Cei aveva messo in guardia governo e parlamento sulla tenuta sociale del paese, chiedendo uno «sguardo lucido» sulla situazione che rischiava di esplodere.

Anche la crisi sanitaria, però, non si è risolta e si deve camminare sul filo dell’equilibrio sempre instabile tra salute e lavoro: «Ogni giorno ancora assistiamo a circa 400 vittime per il Covid. Sono troppi i morti, soprattutto tra le categorie fragili e anziane per fingere che tutto vada bene. Gli egoismi non pagano mai, al pari della violenza», sottolinea Russo.

Per questo, però, insiste: «Non si può immaginare che alcune categorie si arricchiscano e altre si impoveriscano». E auspica soluzioni immediate per gli esercenti e i lavoratori delle categorie più colpite, «sempre nel rispetto delle norme e della tutela della salute pubblica». Nessun disagio però, rimarca Russo, nemmeno in questo momento, «può giustificare comportamenti violenti e dannosi per la collettività». —

Maria Elena Ribezzo



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