Ha amato e aiutato il suo paese La comunità piange “Carlòn”
Ieri i funerali di Carlo Alberto Rossi, 79 anni. «Ci ha riempiti di orgoglio» L’addio all’amato volontario che è stato una colonna delle associazioni locali
MEZZOGORO. «Carlòn è stato un costruttore di case e di benessere, non ha mai smesso di cercare la soluzione ai problemi. Ha fatto, vivere, rivivere e rendere orgogliosa la comunità di Mezzogoro e sapeva che per far funzionare le cose bisognava rimboccarsi le maniche. La sua vocazione era l’altruismo, era vero amico di tutti e ciascuno di noi in paese ha ricevuto qualcosa da lui, chi un sorriso, chi una mano, chi un consiglio e chi la vita, perché Carlòn è stato anche donatore di sangue. Con la sua solarità ha contagiato tutti. Credo che non morirà mai, perché per noi ha dato tutto». Con queste parole toccanti, che hanno strappato tante lacrime, ieri pomeriggio, un’amica di famiglia, ha ricordato la figura di Carlo Alberto Rossidurante le esequie funebri nella chiesa parrocchiale di Mezzogoro, .
commozione
In tanti hanno voluto portare un saluto all’ex presidente della società calcistica locale, nonché ex presidente del Comitato manifestazioni Pitoch, volontario dell’Avis e della Sagra della Maramacula e del Gam, che è deceduto sabato scorso all’ospedale di Cona. Per evitare assembramenti, chi non ha potuto prendere posto in chiesa è rimasto in attesa sul sagrato e in piazza della Vittoria, stringendosi al dolore dei familiari di Rossi, da tutti Carlòn, spentosi all’età di 79 anni per complicazioni cardiache.
Anche il parroco, nel corso dell’omelia, rivolgendosi al volontario storico di Mezzogoro con l’appellativo affettuoso di Carlòn, ha messo in luce l’altruismo e la generosità di un uomo benvoluto da tutti.
«Carlòn ha seminato germogli in terra e la comunità di Mezzogoro riconosce le sue buone piante – ha detto il parroco-; ha saputo impegnarsi, sacrificarsi e coinvolgere. Gesù dice di no guardare al sepolcro vuoto. Carlo è vivo – ha aggiunto don Raymond – e ha ritrovato Cristo che lo ha preceduto in questa Resurrezione pasquale».
lacrime
Lacrime e un dolore muto e composto hanno scandito l’ultimo saluto a Rossi, un volontario autentico, d’altri tempi, come ha voluto ricordarlo Enzo Caporali, presidente dell’associazione Il Ponte. «Come muratore, perché quello era il suo mestiere – ha evidenziato Caporali – Carlòn ci ha dato una mano, nei lavori edili di costruzione del nuovo capannone. Era il 2003 e ha fatto tutto gratuitamente. Era una persona sempre disponibile per qualsiasi cosa, d’animo buono, che ha fatto crescere la società del calcio e la comunità. Perdiamo un amico e un benefattore».
Rossi è morto per complicazioni dovute a una patologia cardiaca, per la quale era stato operato circa un anno fa. Nel frattempo, aveva anche contratto il Covid ma era guarito, fino purtroppo alla improvvisa crisi che lo ha portato alla morte. Difficile raccontare chi era, perché la sua era una vita fatte di moltissime vite, con due fili conduttori: lo sport e il suo paese. —
Katia Romagnoli
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