L’addio all’inventore amico del vento «Un uomo che inseguiva solo i suoi sogni»
Ieri pomeriggio l’ultimo saluto a Riccardo Benazzi, 64 anni, ucciso il 28 febbraio nelle campagne di Rero
jolanda di savoia. Solo i parenti e gli amici più stretti, si sono trovati ieri pomeriggio a di Jolanda di Savoia per dare l’ultimo saluto a Riccardo Benazzi, 64 anni, ucciso il 28 febbraio scorso a Rero. Riccardo quel giorno era con suo cugino Dario, 70 anni, anche lui raggiunto da colpi mortali. Emozioni forti si respirano sul sagrato ed entrano in chiesa assieme alla bara di legno lucido e chiaro. L’enorme portone si chiude, la cerimonia è intima, calda e don Pier Giorgio Mancin sa usare le parole giuste, quelle che forse fino ad oggi nessuno è riuscito a trovare per dare conforto alla figlia, alla nipotina, all’ex moglie e a tutti coloro che in vita gli sono stati vicino.
il dolore
L’amore è irrazionale, non si può scegliere se e in quale misura voler bene a qualcuno e per Riccardo Benazzi è stato proprio così. Sentimenti che hanno fatto a pugni nella vita e che sembra continuino anche nella morte. Una morte inspiegabile, difficile se non impossibile da accettare perché qualcuno ha voluto che per i cugini Benazzi fosse arrivata l’ora della fine. I colori accesi degli affreschi sui muri, la luce forte che entra dalle finestre sembrano quasi in contrasto con il dolore profondo di chi Riccardo ha imparato a conoscerlo e a capirlo, senza mai arrendersi alle sue stravaganze. Dopo un mese le lacrime non sono finite e tornano a riempire gli occhi, accompagnandole a domande ancora senza risposta.
Ha scelto la prima lettura di San Giovanni Apostolo, don Mancin: “Noi sappiamo che dalla morte siamo passati alla vita. La prova è questa: che amiamo i nostri fratelli. Chi non ama il prossimo è ancora sotto il dominio della morte. Chi odia il suo prossimo è un assassino. Voi lo sapete: se uno uccide il prossimo, la vita eterna non rimane in lui”. E poi l lettura del vangelo: “Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.
le parole
La scelta delle letture è strettamente legata al giorno della morte di Riccardo e alla Pasqua: «Questa vicinanza ci dà un messaggio: dalla morte nasce una vita nuova. Quella di Gesù è la morte di un innocente perché a lui hanno preferito un assassino. I familiari di Riccardo stanno vivendo in una valle oscura, dove il male si è concretizzato ed ha lasciato tutti sbalorditi, sofferenti. Ma noi siamo credenti e siamo certi che la giustizia di Dio potrà trionfare». Dopo la cerimonia, sul sagrato è arrivato a bussare alle spalle tutto il gelo di questi giorni. Con il suo silenzio la figlia di Riccardo, Sara, ha voluto lanciare un messaggio chiaro e diretto. Lei, che per suo padre Riccardo avrebbe voluto forse molto di più su questa terra. Perché infondo «inseguiva solo i suoi sogni; come ha detto l’ex moglie Orianna. —
Annarita Bova
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