L’Istat ridisegna l’Italia «Le famiglie non spendono»
Un anno di pandemia ha ridotto i consumi e aumentato il risparmio Sulla ripresa sindacati e Bankitalia d’accordo: «È legata al piano dei vaccini»
ROMA. Da Bankitalia ai sindacati, fino all’Istat, da posizioni diverse arriva lo stesso messaggio: la ripresa dell’economia in Italia è legata alla vaccinazione. Mentre il calo dei consumi diventa sempre più preoccupante.
Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, parla chiarissimo: «Non è il momento di licenziare ma di vaccinare. Questa è la posizione di Cgil, Cisl e Uil e l'abbiamo già espressa al ministro del Lavoro e siamo in attesa per parlare con il presidente del Consiglio. Stiamo discutendo di ammortizzatori sociali e non si può licenziare ma vaccinare. Questo è un elemento che vada cambiato e invertito».
«I ritardi belle vaccinazioni sono il problema principale per la ripresa» gli fa eco Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia. «Si deve accelerare la campagna di vaccinazioni per riportare fiducia. Si vede la luce in fondo al tunnel ma bisogna trovare il modo di accelerare l'uscita dal tunnel». E ancora: «L'ultimo meeting dei ministri delle Finanze del G20 è stato interessante. Emerge che l'economia globale sta iniziando la ripresa, anche se resta fragile. Il recovery fund è cruciale ed è certamente un orientamento a medio termine in cui abbiamo una serie di misure prese sul fronte fiscale. Bisognerà investire in riforme e infrastrutture». E nella ripresa è fondamentale il settore privato, dice ancora il governatore di Banca d’Italia: «Il coordinamento internazionale, la condivisione di piani pandemici e il monitoraggio e la diagnosi collaborativa delle malattie sono passi necessari verso la preparazione e la resilienza della salute a lungo termine. Al servizio della salute come bene pubblico globale, dovremmo organizzare le risorse con l'aiuto del settore privato».
CALO DEI CONSUMI
Intanto l’Istat fotografa un forte calo dei consumi delle famiglie, più propense al risparmio. Le misure di sostegno messe in atto per contrastare gli effetti economici dell'emergenza sanitaria hanno in parte attenuato la caduta del reddito disponibile delle famiglie consumatrici, che nel 2020 è diminuito del 2,8% (-32 miliardi di euro). Il potere d'acquisto, ossia il reddito disponibile espresso in termini reali, è diminuito del 2,6%, interrompendo la dinamica positiva in atto dal 2014.
La consistente flessione della spesa per consumi finali delle famiglie (-10,9%) ha generato un deciso incremento della quota di reddito destinata al risparmio, che passa dall'8,2% del 2019 al 15,8% del 2020. L'impatto della crisi sull'attività produttiva ha comportato una riduzione di circa 93 miliardi di euro del reddito primario delle famiglie (-7,3%).
I redditi da lavoro dipendente sono diminuiti di circa 50 miliardi (-6,9%), mentre quelli derivanti dall'attività imprenditoriale si sono ridotti di poco più di 40 miliardi (-12,2%); in particolare, dalle piccole imprese di loro proprietà, le famiglie hanno ricevuto 28,7 miliardi in meno di utili rispetto al 2019. Nel difficile scenario Covid, sul fronte del commercio l'Istat rileva poi il balzo a sorpresa delle vendite al dettaglio in Italia. Secondo i dati diffusi dall'istituto a febbraio è stato registrato un aumento congiunturale per le vendite al dettaglio del 6,6% in valore e del 7,2% in volume. La crescita è dovuta al marcato recupero dei beni non alimentari (+14,8% in valore e +15,4% in volume), mentre i beni alimentari sono in calo (-2,4% in valore e -2,2% in volume). Su base tendenziale, le vendite al dettaglio hanno mostrato una contrazione del 5,7% in valore e del 7% in volume. —
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