Controriforma Camera di Commercio La spallata è più vicina, Ferrara spera
La linea morbida della Regione e i nuovi assetti del Governo fanno pensare al mantenimento dell’autonomia territoriale
Gian Pietro Zerbini
Ormai è diventato uno dei quei tormentoni sul quale si è detto tutto e il contrario di tutto. Con continui colpi di scena negli ultimi quattro anni che hanno cambiato in corsa regole e impostazioni.
La riforma delle Camere di Commercio, che obbliga gli enti con un numero inferiore di imprese a 75mila ad accorparsi, è entrata ora in un nuovo scenario politico ed economico.
Pur continuando il tira e molla per fondere in un’unica Camera di Commercio quelle di Ferrara e Ravenna, ci sono prospettive per dare una definitiva spallata alla riforma che consentirebbe un mantenimento dell’autonomia territoriale delle singole camere specie quelle più virtuose come quella di Ferrara che in questi anni di crisi ha saputo essere un vero punto di riferimento per l’economia del territorio.
La Regione infatti, governata dal centrosinistra, sta adottando una sorta di velo con una linea morbida. Fin da subito sia il presidente Stefano Bonaccini che l’assessore Vincenzo Colla hanno usato sempre una linea a favore dell’autonomia territoriale. Prova ne è che non è stato ancora firmato nessun provvedimento per favorire l’accorpamento con Ravenna.
A livello governativo, poi, con l’avvento di Mario Draghi e l’ingresso della Lega nell’esecutivo ora il ministro competente in materia di riforma delle Camere di Commercio è Giancarlo Giorgetti con delega allo sviluppo economico. E tra i plenipotenziari leghisti c’è da annoverare anche il sottosegretario alle politiche agricole Gian Marco Centinaio, che a più riprese, anche quando era ministro nel primo Governo Conte, ha sempre contestato la riforma. Altro esponente leghista di spicco che non ha risparmiato critiche alla riforma è Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia e fresco di elezione a presidente della Conferenza Stato-Regioni, proprio in un incontro a Ferrara alla Camera di Commercio ha ripreso il tema dell’autonomia definendolo necessario.
A questo punto, considerato che la Regione di centrosinistra è favorevole alle autonomie, una posizione condivisa quindi da molti rappresentanti del governo Draghi e che anche a livello locale i politici di Ferrara e Ravenna dai sindaci a presidenti della Provincia sono per lasciare scisse le due Camere di Commercio, da più parti si auspica una riforma nella riforma, in modo da poter dare tranquillità agli enti in questa fase particolarmente delicata.
La spallata alle riforma è a portata di mano, c’è da vedere se i politici, dopo i proclami di autonomia per imbonirsi le associazioni di categoria, trasformeranno questi propositi in fatti concreti. —
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