«Ho sparato e ucciso gli agenti per poter salvare la mia Bibbia»
L’accusa chiede l’ergastolo “rivedibile” per Igor. Lui risponde in italiano, tra i deliri Sui complici italiani e spagnoli: «Mai ho fatto parte di bande, è tutto inventato»
Daniele Predieri
Non è sprezzante come l’abbiamo conosciuto in questi tre anni di processi, quando sfilava in tribunale facendo il segno di vittoria con le dita. Igor il russo-Norbert Feher si siede nella cabina blindata di vetro del tribunale di Teruel e risponde, a giudici e avvocati, in italiano (poi tradotto in spagnolo). Ma non convince chi ascolta in aula il processo (trasmesso via web): tanto che l’avvocato della vedova di uno degli agenti uccisi, Maria Tafalla, sbotta quando lo interroga: «È assurdo».
Le domande
Una frase su tutte dell’interrogatorio fiume di quasi 4 ore, dalle 16. 30 fino alle 20. «Perché ha sparato agli agenti della Guardia civil? », gli chiede il presidente del tribunale di Teruel Fermin Hernandez. E lui, disarmante: «Ho sparato agli agenti e li ho uccisi per salvare la mia Bibbia». Che il 14 dicembre 2017, dopo aver appena ucciso un agricoltore, Josè Iranzo, aveva messo dentro il suo zaino, poi caricato sul furgone con cui stava scappando. Non lo fece perché arrivarono i due agenti della Guardia civil, Víctor Romero e Víctor Caballero. Contro cui, al buio, sparò, «con due pistole, nelle due mani, come un mitra», ossia a raffica. Non voleva ucciderli, dice, «se avessi voluto farlo avrei sparato alla testa non a corpo o gambe». Parole cui Igor ha abituato chi assiste ai suoi processi, che portano la procura di Teruel a chiedere, senza dubbi, l’ergastolo “rivedibile” (in Spagna è questa la massima pena). Una richiesta di condanna ai giudici (il processo durerà fino a venerdì, lunedì poi la sentenza) perché Igor «agì a sangue freddo». Quel giorno Igor si era nascosto in un rustico isolato, ad Andorra di Teruel, di proprietà di Josè Iranzo: che andò a controllare e venne ucciso. Poi caricò il furgone di Iranzo con i suoi oggetti, lo zaino, la Bibbia e la bici (che dice di aver usato per arrivare dall’Italia in Spagna) per fuggire. Ma arrivarono i due agenti, gli impedirono di farlo: «Se non avessi avuto la Bibbia nel furgone sarei scappato». Uccise gli agenti e scappò, verso Valencia «Dove ho amici». E poi venne arrestato, dopo aver avuto un incidente «si è rotta la ruota destra» e quindi scappò in bici ma «mi addormentai e venni arrestato».
Amici a Valencia
A Valencia, lo ha detto lui stesso aveva amici. Un fatto su cui inquirenti e parti civili (le famiglie delle vittime e sindacati agricoli e di polizia)puntano a dimostrare che Igor facesse parte di una organizzazione criminale. Risponde anche su questo: «Lo ha detto un detenuto in Italia che facevo parte di una banda, ma si è inventato tutto», dice quando gli pronunciano i nomi di trafficanti di droga tra Valencia e Malaga. Gli citano anche i nomi “ferraresi”: Pajdek e Ruszo? «Miei collaboratori (tutti condannati fino a 20 anni per rapine)». Sivakova (la madre di Ruszo)? «Niente per me». Beizaku e Cavazza «Sono amici». Indicati come complici, mai dimostrato. –
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