Vongole senza ossigeno L’ennesimo appello: «Aprite quel canale»
Gli allevatori disperati: «Aiutateci, muore tutto il prodotto» I tecnici: partiti i lavori, ma prima si deve spostare la sabbia
lido estensi. «Io non riesco più a tenerli buoni. Qualcuno deve venire a Comacchio, metterci la faccia, e spiegare perché i lavori di escavo del canale Logonovo non sono ancora iniziati». David Pozzati è il presidente del Consorzio Trepponti di Comacchio, cui fanno capo circa venti cooperative di allevatori di vongole, molte delle quali hanno le concessioni proprio nel canale in questione. «La pazienza è stata tanta. Ci siamo persino offerti di farlo noi questo benedetto scavo, ma di risposte non ne abbiamo avute e il nostro prodotto adesso rischia di morire».
il punto
In realtà, i lavori sarebbero già iniziati e i tecnici sono partiti con lo scavo da terra. «Si tratta di “pacchetto unico” – precisa Alceste Zecchi del servizio Sicurezza territorio Protezione civile –. Dobbiamo per prima cosa gestire 40mila metri cubi di sabbia che si trovano sulle sponde del Logonovo e procedere poi con il ripascimento. Quindi arriverà la draga e inizieremo con l’escavo del canale, così come previsto». E i tempi? «Certamente i lavori saranno finiti prima dell’inizio della stagione balneare – assicura Zecchi –, ma prima di poter spostare la sabbia bisogna procedere con il campionamento del materiale, che inizierà venerdì, e ci vorranno circa venti giorni per avere tutti i risultati».
In realtà, si tratta poi sempre della stessa sabbia che viene “mangiata” da una parte e portata dall’altra, però scatta comunque l’attuazione di un piano di gestione dei sedimenti, il quale prevede un continuo monitoraggio delle aree interessate. Insomma, ci vorrà circa un mese e poi finalmente inizierà il dragaggio. «Per noi è comunque troppo – fa presente Pozzati –; le vongole non hanno più ossigeno e stiamo perdendo anche questi giorni importanti di mareggiate. Lo abbiamo chiesto in tutti i modi, si tratta della sopravvivenza di intere famiglie. Ma davvero dobbiamo stare qui a pregare per un lavoro così banale? Ma chi è che cura gli interessi di noi pescatori? Siamo senza parole. O forse ne avremmo troppe. Chiediamo ai nostri amministratori di intervenire, a tutti i livelli». —
Annarita Bova
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