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Crisanti: «Tutto normale va solo rivisto il piano»

Lo scienziato sulla sospensione: «Stesso meccanismo di AstraZeneca, casi limitatissimi. Vaccini sicuri al 100% non esistono, deve essere chiaro»

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Roma. «Non sorprendono» né i casi di trombosi che si sono verificati dopo la somministrazione del vaccino Johnson&Johnson, né la sospensione voluta dall’Fda.

«Il siero della J&J funziona come quello di AstraZeneca, è ovvio quindi che possa dare gli stessi problemi».

Queste le parole di Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’Università di Padova. «L’importante ora –, sostiene Crisanti –, è che il governo rimoduli subito il piano vaccinale. Per il resto, quello che sta accadendo è del tutto normale: i vaccini hanno una loro vita che si definisce meglio con l’aumentare del numero delle persone vaccinate. È un processo naturale».

«Anormale – osserva Crisanti – è la narrativa dei mesi scorsi secondo cui se l’Aifa dice che i vaccini sono sicuri al 100% allora è vero. Non è cosi perché allora, quando queste dichiarazioni sono venute fuori, i numeri erano pochi».

Un «grave errore di comunicazione», dunque. Per Crisanti, per evitare fraintendimenti, «si sarebbe dovuto parlare con onestà e dire che sulla base dei dati raccolti i vaccini sono sicuri ma man mano che la vaccinazione sarà estesa alla popolazione qualcosa potrebbe cambiare e anche le indicazioni potrebbero subire un adattamento».

Ma così non è accaduto e «questo caos nella comunicazione è un favore ai no-vax».

Quanto ai casi di trombosi allo studio, il microbiologo spiega che «è noto che hanno riguardato donne tra i 18 ed i 48 anni. Il perché è da stabilire ma sappiamo già che se una donna fa uso di anti-concezionali, fuma o è leggermente in sovrappeso è a maggior rischio di trombosi. E su un soggetto del genere il vaccino è un aggravante». C’è da dire, precisa Crisanti, «che quella stessa donna rischia di più se sale su un aereo, ma se può avere in alternativa un siero che non presenta questo raro effetto collaterale, è bene che possa riceverlo».

COME FUNZIONA

Il vaccino J&J utilizza una tecnologia diversa da quella dei vaccini a Rna prodotti da Pfizer/BioNTech e Moderna. Si tratta infatti di un vaccino a vettore virale, proprio come AstraZeneca: un frammento di Dna corrispondente alla proteina Spike, la chiave con cui il virus Sars-CoV-2 entra nelle cellule, viene inserito in un virus innocuo per l’uomo e opportunamente modificato. Il virus infetta le cellule umane e il Dna viene così letto e tradotto in proteina. Quest’ultima è l’antigene contro cui poi monta la risposta immunitaria. Dai trial clinici condotti, che hanno coinvolto all’incirca 44mila persone, l’efficacia del vaccino Johnson & Johnson è risultata pari a circa il 66 per cento. Ma contro la variante sudafricana la percentuale di efficacia scende, intorno al 57 per cento. Tuttavia, si stima che il vaccino possa prevenire le forme gravi di Covid fino al 77 per cento dopo 14 giorni dalla somministrazione e almeno all’85 per cento dopo 28 giorni. La Johnson & Johnson dovrebbe fornire all’Unione Europea 200 milioni di dosi entro la fine del 2021 e all’Italia ne spetta una quota proporzionale alla sua popolazione. Se non ci saranno stop dopo la prima tranche da 184 mila dosi, sbarcate ieri a Pratica di Mare, secondo il piano vaccinale arriveranno nel nostro Paese nel secondo trimestre 7,3 milioni di dosi, cui seguiranno 15,9 milioni di dosi nel terzo e 3,3 milioni nel quarto, per un totale di 26,5 milioni di dosi nel 2021. —

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