La Nuova Ferrara

Ferrara

Da staffetta partigiana al Pci E vigile che faceva poche multe

Cinzia Berveglieri

Nelle ultime telefonate con la moglie Fosca il senso del loro legame «Sono sempre qui vicino a lui, nessuno lo potrebbe accudire meglio» 

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IL RICORDO

Basta pronunciare il nome di Luciano Bratti per evocare un pezzo di storia della nostra città. Luciano, «un bambino molto vivace», come egli stesso si definiva quando raccontava di essere stato una staffetta partigiana al fianco di Elena, la sua giovane mamma, “rivivendo” le corse fatte nelle notti di coprifuoco, per distribuire nelle vie di Ferrara i volantini contro il regime fascista. Un giovane attivista, poi membro del Pci provinciale e consigliere comunale.

Vigile urbano, di cui orgogliosamente mostrava le storiche foto in bianco e nero, mentre ammetteva che veniva spesso ripreso dai suoi superiori perché «non facevo molte multe, quando qualcuno sbagliava preferivo spiegargli l’errore che aveva commesso e invitarlo a non ripeterlo più» .

Dirigente della 4 Torri Ferrara e presidente fondatore della Fipav provinciale. Un presidente a cui molti ragazzi si rivolgevano per chiedere aiuto e consigli, considerandolo un amico, un fratello o un padre, come racconta il coach argentino Guillermo Taborda, che, arrivato a Ferrara in qualità di allenatore di primo grado, si presentò al colloquio con Luciano vestito con abiti leggeri e fu accompagnato da lui nel migliore negozio della città, dove il presidente gli comprò un cappotto, che Taborda conserva tuttora nel proprio armadio.

E poi marito, da 71 anni al fianco della moglie Fosca.

L’ultima sua uscita pubblica l’ha fatta il 7 dicembre 2019, alla vigilia del novantesimo compleanno, quando, alla Libreria Feltrinelli, è stato presentato il libro “Gli occhi della Storia” che ho avuto la fortuna di scrivere. Due anni fa, quando per la prima volta ho varcato la porta di casa dei coniugi Bratti e mi sono seduta di fronte a Luciano, ho pensato di non essere all’altezza per raccogliere le parole di chi la Storia l’aveva fatta, spendendosi per dare alle generazioni a venire un presente e un futuro migliori. Mi è bastato poco per capire che quella sua preoccupazione «di essere stato utile», racchiudeva il suo modo di vivere e la capacità di mettersi all’altezza di chi aveva percorso con lui un pezzo di strada, prodigandosi per il bene della comunità e in particolar modo dei giovani, di cui amava circondarsi in uno scambio continuo, tra la saggezza che l’età gli aveva donato e le idee innovative dei ragazzi, che lo stimavano anche per la sua grande disponibilità nell’ascoltarli.

Oggi che Luciano ci ha lasciati vorrei che il grande vuoto, avvertito da ogni persona che lo ha conosciuto, fosse colmato ricordando la vivacità del suo sguardo, la pacatezza dei suoi pensieri, la volontà di ricostruire, la coerenza dei suoi principi, il rispetto verso gli altri e l’amore per la vita.

Voglio stringere in un abbraccio virtuale la moglie Fosca, inseparabile compagna di vita di Luciano, e ricordare le parole con le quali terminava le telefonate che ci scambiavano negli ultimi mesi: «Sono sempre qui vicino a lui, perché nessuno lo potrebbe accudire meglio di me». —

Cinzia Berveglieri

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