L’idea del ministro: negli stadi il calcio ma anche i concerti
Franceschini dice che si dovrà puntare sugli eventi all’aperto I promoter musicali: differenze sarebbero inaccettabili
Claudio Maddaloni
ROMA. L’esasperazione di un intero settore, quello degli spettacoli e della musica dal vivo, è ormai arrivata a un punto limite dopo oltre un anno di chiusura pressoché totale, con migliaia di famiglie in difficoltà. E a gettare benzina sul fuoco del malcontento è arrivata la notizia dell’apertura parziale degli stadi per l’avvio degli Europei di calcio. Una novità, che se da un lato rappresenta il primo vero segnale di speranza per un ritorno, seppur lento, alla normalità, dall’altro è vista come fumo negli occhi da quanti non conoscono ancora una data per la ripartenza. Sul tema scende in campo il ministro della Cultura, Dario Franceschini: «Intendo fare tutto il possibile per garantire una riapertura. Ho chiesto al Comitato tecnico scientifico, qualora venissero riaperti gli stadi al pubblico per partite di calcio, che se nello stesso luogo si svolgesse un concerto le regole dovrebbero essere le stesse, senza differenze».
RIAPRIRE IN SICUREZZA
«Mi fa molto piacere che gli attori, i ragazzi, gli artisti che stanno occupando il Globe Theatre abbiano detto che il tema non è solo riaprire subito ma farlo in condizione di sicurezza avendo elementi certi per garantire una programmazione», dice Franceschini riferendosi all’occupazione del teatro romano a Villa Borghese che fu il regno di Gigi Proietti, messa in atto per protesta da lavoratori del mondo dello spettacolo. Il ministro fa visita al teatro occupato e dice di aver «apprezzato il tono costruttivo e propositivo. Io non sono la controparte ma ho il dovere di essere il vostro rappresentante nelle istituzioni, è quello che ho cercato di fare dall’inizio della pandemia». Franceschini sottolinea che si dovrà puntare sugli eventi all’aperto: «Credo che dovremo puntare sui prossimi mesi che si prestano in Italia a una serie di eventi all’aperto. Riapriranno in condizioni di sicurezza anche i luoghi al chiuso, ma abbiamo una grande possibilità, allargando un po’ le regole di sicurezza e sui numeri, di avere una grande stagione all’aperto».
IL MONDO DEI CONCERTI
I promoter degli eventi musicali guardano con un po’ di speranza in più al futuro, ma sono preoccupati dalle differenze, al momento, con il calcio: «Apprendiamo con grande felicità la notizia della possibile partecipazione dei circa 16mila spettatori alle partite degli Europei, è ottima per il settore sportivo visto che tutti hanno bisogno di rialzarsi e di provare a ripartire. Auspichiamo che gli stessi criteri vengano applicati per il settore dello spettacolo e della musica dal vivo, in ginocchio da più di un anno». A scriverlo, in una nota congiunta, sono Roberto De Luca (Live Nation), Ferdinando Salzano (Friends&Partners) e Clemente Zard (Vivo Concerti).
LA MUSICA COME IL CALCIO
«Se i protocolli sicuri valgono per lo sport - scrivono - devono valere anche per la filiera della musica live che ha già sperimentato con successo nel 2020 alcuni concerti con un minimo di 1.000 spettatori fino all’Arena di Verona con 4.500 spettatori in occasione della Settimana della Musica a settembre. La possibile differenziazione di “capienze covid” tra calcio e musica è inaccettabile. Sono mesi che ribadiamo che il punto fondamentale per poter cominciare a rimettere la musica sul palco è che venga definita una regola per il calcolo delle “capienze Covid”». Attualmente, concludono, «la possibile capienza, pari al 25 per cento di quella ufficiale (con relative prescrizioni), rende impossibile la realizzazione dei grandi eventi musicali nel 2021 sia per motivi logistici che economici, di conseguenza tutti i grandi eventi previsti con capienza normale saranno rinviati al 2022. Siamo invece pronti a creare ricchissimi cartelloni musicali in ogni città con capienza Covid, capienza che non può essere inferiore a 1.000 persone e deve poter salire sulla base dei metri quadri a disposizione». —
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