Per i pazienti vulnerabili l’Asl attiva una task force
Tempi troppo lunghi, l’azienda deve ancora rispondere a circa 5mila e-mail Richieste anche dai vaccinandi a domicilio: noi presi in carico ma “dimenticati”
Pazienti fragili ed estremamente vulnerabili. Dietro le quinte di questa distinzione si sta giocando uno dei “qui pro quo” più ermetici della pandemia che per molte persone, per lo più anziane e con patologie anche importanti, si è tradotto in un’attesa che non sembra avere una scadenza.
In realtà la situazione sta avendo uno sviluppo, ma qualche problema - e anche di una certa rilevanza - c’è stato se l’Asl ha deciso di intervenire nei giorni scorsi con l’attivazione di un piano che prevede il potenziamento della vaccinazione a domicilio e il disbrigo veloce delle mail dei pazienti fragili o vulnerabili. Come è stato già rilevato, la separazione delle persone che soffrono di patologie croniche in due gruppi diversi ha alimentato un’incertezza dovuta all’uso di termini che nel linguaggio ordinario possono apparire come sinonimi. Nel gergo sanitario-burocratico, invece, la differenza c’è. Di fatto i pazienti estremamente vulnerabili rappresentano un’area della fragilità identificabile attraverso una serie di informazioni (esenzioni, ricoveri, farmaci assunti; pazienti cardiologici, oncoematologici, con danno d’organo etc.) che il servizio sanitario può reperire nei suoi archivi e che connotano uno stato di salute precario: un quadro che può peggiorare velocemente.
Si tratta di una popolazione di 20-25mila persone inserite in una lista specifica, quella appunto degli “estremamente vulnerabili”. Queste persone sono già state contattate dall’Asl per il vaccino. I pazienti fragili sono persone con meno di 60 anni che presentano comorbilità cioè patologie croniche meno gravi per il “rischio salute” rispetto a quelle di cui soffrono i “vulnerabili”. Questo gruppo è più numeroso di quello precedente e in questo momento non ha accesso al vaccino. Probabilmente sarà ammesso a maggio, quando sarà a buon punto l’immunizzazione della fascia 60-69 anni.
Il siero a domicilio
La distinzione tra i due gruppi di pazienti da vaccinare, assolutamente fondata dal punto di vista sanitario ma non differenziata adeguatamente dal punto di vista lessicale (“estremamente vulnerabili” e “fragili” possono apparire come sinonimi ai non addetti ai lavori) ha scatenato una vera e propria valanga epistolare da parte di cittadini che ritengono di far parte di un gruppo o dell’altro. Quasi 7mila e-mail di chiarimento sono state recapitate nelle caselle di posta dell’Asl, di queste quelle finora processate sono state circa 1.500, precisa il direttore del Cup, Michele Greco.
Per rispondere alle 5mila lettere finora in parcheggio l’Asl ha insediato una commissione mista sanitari-medici-amministrativi con l’obiettivo di smaltire il lavoro di analisi e risposta entro la fine di aprile o l’inizio di maggio. Chi ha scritto e non figurava nell’elenco originario o chiedeva informazioni riceverà quindi a breve una mail dell’Asl: se è incluso tra gli “estremamente vulnerabili” riceverà anche una prenotazione per il vaccino. A qualcun altro sarà recapitata una richiesta di documentazione supplementare, altri ancora saranno inseriti nell’elenco dei “fragili” e dovranno quindi pazientarealcune settimane.
Un capitolo a parte meritano gli anziani vulnerabili che attendono la vaccinazione a domicilio. In questi giorni l’Asl sta dialogando con i medici di medicina generale e con l’Adi per velocizzare anche questo versante dell’assistenza vaccinale. «Siamo stati dimenticati – la sostanza delle lettere inviate da alcuni utenti di questa categoria al giornale – Due mesi fa ci hanno comunicato la presa in carico e stiamo ancora aspettando. A casa». —
Gi.Ca.
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