Le lacrime dei big e tanti amici per l’addio a Luciano Bratti
Ieri è terminato il lungo e partecipato tributo all’uomo, al politico, al fondatore della Fipav Ferrara La commozione del presidente Magri e dell’onorevole Rubbi. E il profe 89enne che arriva in bici
L’ULTIMO SALUTO
Sergio Armanino
«Saranno state mille le testimonianze d’affetto, di vicinanza, di cordoglio, assieme agli attestati di stima per papà». A raccontare, ieri pomeriggio davanti alla sala del commiato, nel cimitero monumentale della Certosa, è Claudio Bratti, il figlio maggiore di Luciano, mentre se ne attende il feretro, in arrivo dalla camera mortuaria di Fossato di Mortara. Fra le mille, Claudio ne sceglie due: «Ha telefonato Magri, piangeva. E piangeva anche l’ex deputato Rubbi».
Due amici di antichissima data di Luciano. Il primo è Carlo Magri, imprenditore parmense, presidente della società di volley ducale dal 1978 al 1993 (vincendo 5 Campionati italiani, 5 Coppe Italia, 2 Coppe Campioni europee, 3 Coppe delle Coppe, 1 Coppa Cev, 1 Supercoppa Europea e 1 Campionato del mondo per club) e numero uno della Federvolley per 22 anni, dal 1995 al 2017, quelli che hanno visto l’Italvolley vincere tutto (tranne le Olimpiadi, si sa...). Ecco, con l’amico Luciano Bratti spesso sono andate in scena litigate epiche. Eppure, Magri piangeva per Luciano, anche se a 92 anni è persino normale spegnersi.
L’altro in lacrime è il rude agricoltore di Argenta, classe 1932, eletto ininterrottamente per quattro legislature, sedendosi sugli scranni della Camera dal 1976 al 1992. Ci piace, però, segnalare anche una presenza in carne e ossa, ieri per l’estremo saluto a Luciano Bratti: Piero Scaramelli, 89 anni, insegnante di educazione fisica, di sport e anche di pallavolo, alla 4 Torri ma soprattutto a intere generazioni di studenti, specie del liceo scientifico Roiti di Ferrara. E Andrea Zambelli, che ora siede sulla panchina della società granata, ci ha fatto notare: «È arrivato il bicicletta!».
Ecco, accadono anche di queste cose quando se ne va un “grande vecchio” che nella vita ha lasciato il segno. Così come l’arrivo di più gente del previsto: meno male che la famiglia si era raccomandata di non accalcarsi, di non venire in troppi, che Luciano sarebbe stato ricordato in altro modo e in altro momento, quando le limitazioni dovute alla pandemia si fossero allentate. Eh, ma per il capostipite dei Bratti, per rivolgergli l’estremo saluto, per far sentire la vicinanza alla famiglia e, soprattutto, alla moglie Fosca, sono arrivati davvero in tanti. Prima alla camera mortuaria in Fossato di Mortara, dove a ricevere i tanti amici c’erano il figlio Alessandro, con i nipoti Max ed Elena, mentre il figlio maggiore Claudio aspettava i convenuti davanti alla sala del commiato, alla Certosa.
Uno dopo l’altro i rappresentanti dello sport, in particolare del volley, e della politica sono convenuti dall’una e dall’altra parte: dagli ex – sindaco Tagliani, assessore e capogruppo Pd in Comune Modonesi, presidente della Provincia Dall’Acqua – fino al segretario regionale del Pd, nonché assessore al bilancio della giunta Bonaccini, Calvano. E poi gli amici della pallavolo, da quelli di più antica data fino a ragazze under 50, che di Luciano potevano essere nipoti.
Grande compostezza, qualche sorriso nel ricordare il fondatore della Fipav Ferrara, il suo presidente per antonomasia (e infine onorario). E grande forza di spirito per la vedova, fatta accomodare su una sedia accanto al feretro già caricato sul carro funebre, omaggiata da chiunque dei tanti arrivati, con i familiari a sostenerla, senza lasciarla un attimo dalle loro cure.
Ecco, questo è stato il saluto di Ferrara a Luciano Bratti, chiuso dal ringraziamento del figlio Alessandro con la promessa che un ricordo più degno e duraturo è già nelle intenzioni della famiglia Bratti. Con il regalo di un aneddoto sul papà, che diceva sempre: “A mor quand am par a mi”. Ecco, Luciano ha scelto l’ora, non ce ne dogliamo. —
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