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Polizia locale armata Il sindacato: obiettori spostati e discriminati

Giovanna Corrieri
Polizia locale armata Il sindacato: obiettori spostati e discriminati

La Fp-Cgil: per le donne non esiste un percorso normativo La segnalazione: cambiato l’incarico a chi non ha accettato

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Armi alla Polizia locale? «Sappiamo che stanno arrivando ma a quali condizioni non siamo in grado di dirlo e questo è un problema per chi le ha (potenzialmente 150 persone) e per la cittadinanza». A dirlo è la Fp-Cgil di Ferrara, che elenca i “tentativi disattesi” per avere con il Comune un confronto sindacale e andare a normare l’utilizzo dell’arma (prime discussioni a settembre 2019); la scelta, a quel punto, di rivolgersi ad uno studio legale di Firenze che «un mesetto fa ha formulato, per conto della Cgil, una nota che è stata inviata al comandante e al sindaco e in cui si ponevano questioni di discriminazione di genere. Gli avvocati hanno fatto una diffida e hanno chiesto al Comune in autotutela di sospendere tutti i percorsi che stanno portando avanti, ma il Comune non ha ancora risposto. Se continua questo atteggiamento di mancato ascolto andremo avanti per le vie legali».

La questione della discriminazione di genere era stata evidenziata «da alcune iscritte alla funzione pubblica – dice Luca Greco (Cgil) – e riguarda le eventuali obiettrici di coscienza: oggi il percorso per l’obiezione di coscienza è chiaro per il personale di genere maschile ma non per le donne, che non dovevano fare il servizio militare né quindi dichiarare di essere obiettori di coscienza. Non esiste in questo caso un percorso normativo».

Corsi di formazione

Ma l’obiettivo è, in generale, «garantire che chi per scelta rifiuta l’arma possa continuare la propria attività lavorativa. C’è infatti una ripercussione professionale ed economica per gli obiettori – dice Natale Vitali (Cgil) – e gli spostamenti sono già cominciati: uno l’hanno tolto dalla strada e messo in ufficio con una perdita economica di oltre 2mila euro l’anno e non ci hanno mai giustificato per iscritto le ragioni che hanno determinato lo spostamento» . Per Vitali è «un paradosso che oggi si abbia personale sanitario che ha fatto obiezione di coscienza e continua a fare il lavoro che faceva prima e soggetti che fanno altre attività che rischiano discriminazioni per le loro idee». Il Comune ritiene inoltre, aggiunge Vitali, «che tutti i servizi siano armati, anche la polizia commerciale o gli amministrativi».

Il punto è anche, considera Greco, «mettere in sicurezza chi usa l’arma facendo un corso di formazione: ad oggi sappiamo che l’unica cosa che è stata fatta è la visione di un powerpoint e l’autodichiarazione dei lavoratori in cui dicono di non far uso di alcol e sostanze psicotrope. A noi interessano le condizioni di chi lavora e dei cittadini, perché mettere un’arma in mano a una persona non valutata dal punto di vista psichico può essere un potenziale rischio». La Cgil ricorda anche il protocollo di relazioni sindacali firmato a dicembre che prevedeva confronti con la parte politica, «cosa non ancora avvenuta». –

Giovanna Corrieri

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