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Prime elementari, calo di iscritti Numeri al limite in molti plessi

Alessandra Mura
Prime elementari, calo di iscritti Numeri al limite in molti plessi

Quattro classi soppresse, altre sette ai minimi. Morsucci (Pd): serve un dimensionamento scolastico

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Se gli iscritti alle prime classi elementari continuano a calare nel Ferrarese, lo sguardo va spostato dai numeri ai servizi, puntando sulla qualità della didattica e sulle attività extracurricolari. Di fronte a un calo demografico che appare inesorabile, serve una “rivoluzione copernicana” riassumibile in una parola: dimensionamento.

Numeri risicati

È questa la considerazione che Mascia Morsucci, responsabile del decentramento nella segreteria comunale del Pd, elabora alla luce delle annunciate soppressioni di almeno quattro prime classi nel territorio comunale di Ferrara: Malborghetto, Villanova, Gaibanella e una delle due prime della Manzoni. Ma anche in altri plessi il tetto minimo di 15 iscritti risulta un po’ risicato, come per le due prime di Ponte, le due di Barco e la prima di Fondo Reno e l’unica classe “sopravvissuta” della Manzoni (tutte con 15 alunni), così come Pontegradella (14) e la stessa San Bartolomeo, che conta a sua volta 14 alunni ma che dovrebbe accogliere anche gli 11 di Gaibanella. Numeri che appaiono in bilico se si pensa che per il prossimo anno è stimato un calo di 59 iscritti (da 772 a 713) nelle prime delle scuole comunali(e di 163 per tutte le classi passando dagli attuali 4.176 a 4.023), e di 10 iscritti (da 87 a 77) nelle tre paritarie San Vincenzo, Sant’Antonio e Smiling.

Iscrizioni: il quadro

Guardando la situazione attuale degli iscritti per l’anno 2021-2022 alle prime classi delle altre scuole primarie del territorio comunale (e non solo), emergono evidenti discrepanze tra i numeri più contenuti di Baura (17), Doro, Guarini e Quartesana (18)e altri plessi più “popolosi” come Govoni (30), Poledrelli (30), Leopardi (44), Alda Costa (26), Pascoli (40), Mosti (44), Tumiati (24), Rossetti (31), San Martino (23), Franceschini (23) e Cocomaro (30). Da segnalare anche la crescita di richieste di tempo pieno che riguardano la Matteotti (15 bimbi con tempo normale e 39 con tempo pieno), la Bombonati (solo 12 bimbi con tempo normale e 42 con tempo pieno) e la Don Milani (22 tempo normale e 24 tempo pieno). Al di fuori del territorio comunale di Ferrara si segnalano i casi di Masi Torello (solo 12 iscritti) e di Voghiera che conta 16 richieste di tempo normale e 11 di tempo pieno.

«Dal confronto con i dirigenti scolastici emerge un progressivo svuotamento delle frazioni, che stanno perdendo anche altri servizi essenziali come gli uffici postali o le banche - prosegue Morsucci - È un problema che va affrontato in modo strutturale, partendo però dalla considerazione che sono proprio le classi meno numerose, quelle appunto con una quindicina di alunni, a garantire maggiore qualità didattica con la possibilità per gli insegnanti di seguire in modo ottimale i bambini, anche sul piano dell’integrazione scolastica e delle disabilità». Le grandi differenze di iscritti tra le scuole del centro e quelle periferiche, va avanti Morsucci, deve condurre a un ragionamento che va oltre il dato numerico: «Da tempo non viene affrontato il tema del dimensionamento scolastico, e a oggi la situazione non è più adeguata all’andamento demografico che soprattutto a partire dal 2007, anno che aveva registrato un numero particolarmente alto di iscritti, ha conosciuto un calo notevole. Comune, Provincia e Ufficio scolastico territoriale dovrebbero andare nella direzione di autorizzare classi anche con un numero inferiore di bambini. A guadagnarci non sarebbe solo la qualità dell’istruzione, ma anche la ricchezza dell’offerta. Nei plessi meno numerosi c’è la possibilità di gestire l’ambiente in modo più funzionale, trovando spazi per una biblioteca o per un’aula di informatica o per i laboratori».

Incentivi e servizi

Un altro nodo è quello della territorialità, legando dunque la scelta della scuola a quella della residenza, per favorire le frazioni: «Ma per farlo bisogna puntare sui servizi e sugli incentivi», ribadisce Morsucci. Ci ha provato quest’anno il Comune, introducendo incentivi sui trasporti «ma un’altra chiave è quella del tempo pieno, una richiesta che è in aumento ma la cui attivazione è ancora legata a un’impostazione superata, che ancora una volta penalizza le frazioni e i piccoli plessi». —

Alessandra Mura

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