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Caso “Open Arms”, Salvini dovrà affrontare il processo

Donatella Di Nitto
Caso “Open Arms”, Salvini dovrà affrontare il processo

Il leader leghista ex ministro degli Interni incassa la sentenza «a testa alta» Levata di scudi a sua difesa da parte di tutto il centrodestra, Meloni compresa

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Donatella Di Nitto

palermo. «A testa alta». Matteo Salvini incassa il primo rinvio a giudizio, a Palermo, per il processo Open Arms (il sequestro di 147 migranti a bordo della nave), a una settimana esatta dal pronunciamento di un’altra procura siciliana, quella di Catania, che invece aveva decretato il non luogo a procedere per il caso della nave Gregoretti. Un risultato atteso, contro il quale nemmeno l’arringa accorata e dettagliata dell’avvocato Bongiorno è riuscita a ribaltare.

Salvini si presenta davanti ai giornalisti e con fierezza ricorda il suo impegno, prima contro l’immigrazione clandestina come ministro dell’Interno, ora nel governo Draghi «per aver dissequestrato dal Covid milioni di italiani che potranno tornare a fare sport, andare al ristorante al cinema». Il leader leghista rilancia quindi la vittoria “politica” che fissa le riaperture al 26 aprile, cavalcando la sua difesa di sempre: «Prima l’Italia. Sempre».

Il colpo, comunque, si fa sentire. La sentenza rischia di indebolire il segretario del Carroccio nell’esecutivo dei “migliori”, soprattutto dopo la foto in cui il collega del Pd, Enrico Letta, si è fatto immortalare con il fondatore di Open Arms, Camps, con tanto di felpa. «Io sto curando gli italiani per far ripartire il paese e il lavoro. Non ho tempo di mettermi la felpa di Ong straniere che danneggiano l’Italia», tuona rinvigorendo la polemica con il Nazareno. Per Salvini comunque quella di ieri è una «decisione politica» più che giudiziaria, per questo – ironizza – «chiederò al mio avvocato di chiamare a testimoniare il dottor Palamara, che sapeva già come sarebbe andata a finire». E infine rilancia un altro cavallo di battaglia: la riforma della giustizia. Insomma per il leghista si tratta di un chiaro disegno nel tentativo di annientarlo, mood che viene rilanciato sui social da militanti del partito, parlamentari e gli stessi alleati di centrodestra. Una levata di scudi a difesa del segretario che per un giorno fa dissotterrare l’ascia di guerra a Giorgia Meloni. «A Matteo il mio abbraccio sincero. È scioccante che venga mandato a processo chi da ministro dell’Interno ha fatto solo quello che il suo mandato gli imponeva di fare: difendere i confini della Nazione e combattere l’immigrazione clandestina di massa».

«Perché solo Matteo Salvini è stato rinviato a giudizio per la vicenda Open Arms visto che si è trattato di una decisione condivisa da più ministri del governo Conte 1?», si chiede Antonio Tajani, che ribadisce: «Per noi la legge deve essere uguale per tutti e non soggetta a interpretazioni politiche. Siamo solidali con Matteo Salvini».

Non è d’accordo Mario Perantoni, M5S presidente della commissione Giustizia della Camera: «Abbiamo in cantiere importanti riforme che si propongono di rendere efficiente e giusto il processo, ma nessuno pensi di riformare i giudici, la loro autonomia e indipendenza a garanzia dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge». —

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