La rete dei medici di famiglia Un nuovo ambulatorio in città
La dottoressa Marta Bleve dal 3 maggio accoglierà i pazienti in uno stabile di via Arginone Ultimi giorni per lei nelle Usca. Ma a Ferrara e provincia entrano in servizio anche altri colleghi
La testimonianza
Per lei, camice bianco, sono le ultime settimane al servizio delle Usca, le guardie mediche Covid, dopo oltre un anno di attività in uno dei servizi erogati dall’Asl per fronteggiare sul territorio l’emergenza sanitaria. Fra pochi giorni la sua sede di lavoro si trasferirà dall’ex Sant’Anna, in corso Giovecca, all’interno di una palazzina di via Arginone. La data è già stata fissata: dal 3 maggio Marta Bleve, 37 anni – a Ferrara, dove si è laureata, da 14 – inizierà a ricevere i pazienti nel suo ambulatorio di medico di base. L’Asl le ha assegnato il compito di mettersi a disposizione del bacino di Ferrara, Masi Torello e Voghiera.
Bleve è uno dei medici che periodicamente vanno a integrare a domicilio la rete dell’assistenza di base all’interno della programmazione dei cosiddetti “ambiti territoriali carenti”, le zone dove - a seguito dell’uscita di professionisti dall’attività per pensionamento, trasferimento, cambio di incarico o lavoro etc. – si manifesta l’esigenza di attivare nuovi servizi.
Cambio della guardia
Proprio in questo giorni si stanno insediando in provincia altri medici di medicina generale: la dottoressa Venous Sadeghi, da maggio, a Goro; il dottor Enrico Bicocchi, da domani, per i Comuni di Terre del Reno, Vigarano Mainarda, Poggio Renatico; il dottor Marco Ungarelli, da lunedì scorso, per Ferrara, Masi Torello e Voghiera.
Marta Bleve si è laureata nel 2014 e lavora da 7 anni. Ha già svolto diversi incarichi nei servizi di lungodegenza, anche fuori Ferrara, e ha esercitato come guardia medica nel Distretto Sud Est. Nel dicembre 2019 ha conseguito il diploma di medico di base e a marzo di quest’anno ha firmato la convenzione con l’Asl.
Da aprile 2020, come molti colleghi, si è messa al servizio del sistema sanitario per contrastare le ondate di una pandemia che ha causato lutti in tutta Italia e nel mondo e sta ancora mettendo a dura prova le strutture ospedaliere e del territorio. «Sono stati mesi, all’inizio, in cui abbiamo dovuto organizzare la macchina dell’assistenza a domicilio per i pazienti Covid, interfacciandoci con il Dipartimento Cure primarie dell’Asl, con i medici di famiglia e con gli infermieri», sintetizza i primi passi nelle Usca la dottoressa Bleve.
Mesi nei quali non di rado i pazienti hanno dovuto essere ospedalizzati e in cui spesso bisognava rispondere anche alle apprensioni di persone anziane che rischiavano di dover pagare un prezzo salatissimo ad una malattia insidiosa e aggressiva. Come molti colleghi ricorda anche le difficoltà imposte da vestizione e svestizione, operazioni necessarie per garantire la sicurezza sanitaria al momento della visita, da eseguire in qualsiasi condizione di tempo: «Ricordo il caldo dell’estate scorsa, ma quest’anno purtroppo non è stato facile per nessuno». —
Gi.Ca.
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