Dopo la tragedia di Willy ancora violenza a Colleferro
Lorenzo, 17 anni, preso a pugni e colpito con un calcio anche quando era già a terra ormai senza più conoscenza Ora è ricoverato a Roma
colleferro (RM). Pugni, calci, poi la fuga. Sette mesi dopo la morte di Willy Monteiro Duarte, Colleferro ripiomba nell’incubo della violenza cieca. Ma Per Lorenzo, 17 anni, il destino è migliore. È stato ricoverato all’ospedale San Giovanni di Roma fuori pericolo ma con la mandibola rotta in due punti e il naso fratturato.
La polizia ha fermato, arresta e condotto nel carcere di Rieti due giovani di 18 e 19 anni, con l’accusa di lesioni gravissime, su mandato della procura di Velletri. Secondo le ricostruzioni, poco dopo le 17 di sabato a Colleferro, in corso Turati all’angolo con piazza della Repubblica, un gruppetto di adolescenti di Segni, quattro in tutto, è stato avvicinato da due coetanei del paese. Da qui, per motivi ancora oggetto di indagine, è scaturita l’aggressione. Lorenzo è stato colpito con dei pugni al volto ed è caduto in terra sbattendo la testa prima su un’auto in sosta, poi sul marciapiede, perdendo i sensi. Anche una volta a terra, uno dei due aggressori ha colpito la vittima con un calcio, fuggendo subito dopo. Il 17enne è stato soccorso dal 118 e trasportato in ospedale. I poliziotti intanto individuavano i due aggressori, perquisendo le abitazioni e sequestrando i cellulari e gli abiti indossati durante il pestaggio. Uno dei due stava lavando una maglia.
«Le cose passate non ci insegnano niente. Non c’è stato nessun cambiamento vero, dopo la tragedia di Willy non abbiamo imparato la lezione», dice monsignor Vincenzo Apicella, vescovo di Velletri-Segni, diocesi in cui si trova il paese. «In questi mesi – rivela – abbiamo cercato di fare attività di ripensamento, di approfondimento, di sensibilizzazione. C’è un disagio acuito da tante cose, non ce l’ho con i ragazzi, ce l’ho sempre con i grandi. I ragazzi sono allo sbando, non hanno nessun esempio, nessuna testimonianza. Nei prossimi giorni parlerò alla comunità, penso che sia proprio necessario che facciamo un punto della situazione».
Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha chiamato il sindaco per assicurare il sostegno dell’ente: «Siamo stati in contatto costante», afferma. «La nostra comunità deve restare vigile e continuare a mobilitarsi per isolare i violenti», scrive sui social.
Il sindaco Sanna, con il primo cittadino di Segni, Piero Cascioli, ha raccolto l’appello della polizia, invitando chi ha assistito alla scena a testimoniare. È riuscito a parlare anche un po’ con Lorenzo, «a fatica», confessa: «Un ragazzo ferito nell’orgoglio che resisteva al dolore con atteggiamento stoico, che si sottoponeva al tampone nonostante il dolore che provava sul viso tumefatto. Avrei voluto stringerlo ma non era possibile: ho cercato di fargli capire che eravamo tutti con lui e che “tutti” significa comunità». —
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