La quarantena ha lasciato le sex workers senza tutele
Esclusione di queste persone da qualsiasi ammortizzatore sociale messo a disposizione dalle istituzioni
Il Coronavirus ha messo in luce una verità già nota ma che spesso, purtroppo, viene esclusa dal discorso pubblico, ostacolando una riflessione sociale e politica indispensabile.
Il lockdown ha messo in ginocchio moltissime delle sex workers che l’equipe del Centro donna giustizia contatta, per le quali è venuta meno l’unica fonte di sostentamento, che a volte contribuisce a sostenere intere famiglie.
«Ciò è stato aggravato dall’esclusione di queste persone da qualsiasi ammortizzatore sociale messo a disposizione dalle istituzioni, che per molti ha rappresentato una via – seppur insufficiente – di sussistenza», sottolineano le operatrici del Centro. «Una situazione difficile aggravata dall’imposizione di una marginalità sociale che, da sempre ma soprattutto oggi, ha esacerbato diseguaglianze storicamente presenti. Lo stigma che aleggia intorno all’universo del lavoro sessuale e la stretta correlazione che nel discorso comune associa prostituzione e sfruttamento, ha reso estremamente complicato reperire strumenti che permettessero ai collettivi di sex workers e alle realtà che lavorano con chi si prostituisce di supportare chiunque ne avesse bisogno». Il progetto Luna Blu, grazie a fondi straordinari stanziati dal Comune e dalla Regione, a donazioni e alla campagna di raccolta fondi “Nessuna da sola!” è riuscito fino ad oggi a sopperire, almeno in parte, all’emergenza attraverso la distribuzione di generi alimentari e di prima necessità.
«Fino ad oggi...e adesso? In un momento storico di profonda ed imposta solitudine (fisica) è quanto mai necessario lavorare in rete per costruire una forza collettiva fondata sul rispetto dei diritti fondamentali dell’individuo e sul contrasto alle discriminazioni e alle disuguaglianze sociali». L’esperienza della mobilitazione collettiva messa in atto da campagne di raccolta fondi come “Nessuna da sola!” disegna uno spazio di collaborazione e di relazione costruito dal basso; apre le porte ad interlocutori ai quali fino ad ora non è stato lasciato spazio di ascolto, riconoscendo loro la capacità di raccontarsi e definirsi, superando gli stereotipi che offuscano la percezione dei mondi che ci circondano. —
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