Speranza: è stata l’Oms a decidere del dossier sul piano pandemico
ROMA. «Dalle indagini sul report dell’Organizzazione mondiale della sanità emergerà la trasparenza delle istituzioni e del governo italiano». Lo ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza a “Mezz’ora in più” su Rai3 rispondendo a una domanda di Lucia Annunziata sull’anticipazione della trasmissione «Report» riguardo a una mail inviata al ministro della Salute da Ranieri Guerra, rappresentante Oms in Italia, con cui annunciava l'uscita del dossier critico sul piano pandemico nazionale, mail datata 14 maggio 2020, il giorno stesso in cui venne ritirato. «Le scelte sono dell’Oms che decide cosa pubblicare e non noi» ha detto il ministro ricordando di essere stato lui ad avere «aggiornato il piano pandemico che era del 2006».
«Non buttiamo questa materia dentro la conflittualità politica e non usiamola come una clava, non lo meritiamo» ha aggiunto ribadendo di avere «massima fiducia nella magistratura» e che «sulla pandemia il paese deve essere unito».
Speranza ha ricordato che all’epoca dei fatti, «con assoluta onestà eravamo di fronte a una situazione incredibile, non avevamo gli strumenti adatti e sicuramente le scelte prese nei comuni come quelli lombardi o veneti sono state dure. Eravamo di fronte a una novità e non c’era il manuale delle istruzioni. Ho provato a dire in più occasioni che quel rapporto è rispettabilissimo, è una fotografia del contagio. Riconosce alcuni meriti al nostro paese ma è un documento dove non c’è nulla di particolarmente rilevante per noi che in quelle ore eravamo occupati con gli ospedali pieni. È stata l’Oms a decidere di ritirarlo. Le istituzioni italiane - ha aggiunto - hanno preso atto di quel documento ma noi non abbiamo funzioni in questa partita. Sono dinamiche interne a Oms. Attenzione a non dare una lettura distorta di una cosa che è molto più lineare di quanto sembra».
Speranza ha poi ricordato che «nei primi giorni di marzo sono state fatte scelte radicali ma giuste e tanti paesi ci hanno imitato. Sono disponibile a chiarire ma dico no al conflitto politico».
Venendo all’oggi, il ministro ha dichiarato che «siamo in una situazione diversa, possiamo permetterci alcune aperture, abbiamo puntato agli spazi all’aperto nel mese di maggio. Abbiamo scelto la scuola che credo sia l’architrave della nostra società da cui ripartire anche per dare un segnale di fiducia ai nostri ragazzi fino adesso in didattica a distanza. Mancano poche settimane alla fine dell’anno scolastico, vogliamo che tornino in presenza i ragazzi. Ci assumiamo un po’ di rischio? Sì, c’è un elemento di rischio, un rischio ragionato e per questo chiedo una mano».
«L’andamento del contagio - ha concluso - dipende dai nostri comportamenti e a forza di risultare noioso, penso che quando dal 26 aprile si aprirà una nuova fase, avremo bisogno di ancora più attenzione. Nel giro di qualche mese avremo numeri di vaccinazione più alti che ci consentiranno di andare verso la normalità». —
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