«Accuse ancora ridimensionate Poi vedremo in Cassazione»
Fanno il punto sul verdetto i legali di Sergio Lenzi, Mazzati e Gionchetti «Anche in appello la nostra attività difensiva ha dato diversi risultati»
la difesa
«Possiamo dirci moderatamente soddisfatti, vista la parziale riforma della condanna ma soprattutto per l’assoluzione dalla bancarotta nonostante l’accusa fosse stata ricalibrata», spiegano dopo essere usciti dalla Corte d’appello, Massimo Mazzanti e Marina Gionchetti, difensori di Sergio Lenzi, principale imputato, non solo penalmente anche moralmente, poichè il “ferrarese” che doveva salvare la Carife nel 2011 e che invece, secondo l’accusa ne ha decretato l’inizio della fine, con il commissariamento del 2013. I difensori parlano della inammissibilità dei ricorsi della procura: «Una perla interpretativa - spiegano in punta di diritto - che aveva un suo lato fascinoso, peccato avesse sostanziali improbabilità e soprattutto fondamenti di infondatezza». «Una inammissibilità - sottolineano - su cui i giudici hanno indicato che giurisprudenza che i profili proposti erano al di fuori degli interessi della pubblica accusa».
Ma per voi, con questa condanna confermata, più o meno? «Tutto sommato questo è un risultato che come legali ci si aspettava, non abbiamo difficoltà ad ammetterlo, questa è una questione chiusa». «Fondamentalmente è un giudizio che ha un suo fondamento in una fase processuale così articolata. Comunque come le accuse hanno avuto un forte ridimensionamento in primo grado, anche in appello l’attività difensiva ha dato risultati: certo, per Lenzi l’ottimo sarebbe la piena assoluzione, come presumo proveremo di avere in Cassazione». —
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