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L’inganno dell’aumento di capitale Condanne bis per gli ex vertici Carife

Daniele Predieri
L’inganno dell’aumento di capitale Condanne bis per gli ex vertici Carife

Un anno e 9 mesi al presidente Lenzi e al dg Forin. Assolti i “tecnici” Filippini e Sette. Cancellata la bancarotta per gli altri 

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Daniele Predieri

Aspettano poco più di tre ore, in aula a Bologna, una ventina di avvocati, i due pm di Ferrara Longhi e Cavallo, ma non c’è nessuno (causa limitazioni Covid) delle migliaia di parti civili, le vittime dell’aumento di capitale, risparmiatori e correntisti ferraresi della banca. Aspettano e poi prendono appunti quando la Corte d’appello (presidente Luca Ghedini) legge la sentenza, pressoché “fotocopia” di quella del tribunale di Ferrara di due anni fa. Confermano i giudici che l’aumento di capitale della Cassa di risparmio di Ferrara del 2011 fu “un grande inganno”, per Ferrara e migliaia e migliaia di ferraresi. Ma di questo debbono pagare solo Sergio Lenzi e Daniele Forin, ex presidente e dg Carife, come del resto era accaduto in primo grado.

Pene ridotte

Entrambi condannati (più o meno a seconda di alcune prescrizioni) per falso in prospetto, aggiotaggio e ostacolo vigilanza, ma a parziale riforma della sentenza di primo grado, a pene ridotte: 1 anno e 9 mesi ciascuno (in primo grado le pene erano di 2 anni e 3 mesi e 2 anni e 6 mesi), grazie alla prescrizione di alcuni reati.

Poi, i giudici, cancellano tutto: in parte con le prescrizioni, nel merito bocciando anche la nuova ipotesi di bancarotta impropria (per operazioni dolose) legata allo scambio di azioni tra banche. Fanno di più i giudici d’appello, ridimensionando le accuse per la prescrizione intervenuta di molti reati. E dichiarano, soprattutto – ed è uno schiaffo giuridico a procura e a migliaia di risparmiatori – “inammissibili gli appelli” dei pm Longhi e Cavallo che per questi reati prescritti dal primo grado aveva chiesto la reimissione in giudizio, per tutelare le parti civili. Ipotesi d’accusa azzerata. «Una perla interpretativa» commentano caustici, tecnicamente, i difensori di Lenzi, Mazzanti e Gionchetti.

Bandiera bianca

Procura che deve alzare bandiera bianca anche per le altre assoluzioni, degli altri sette imputati: soprattutto per Davide Filippini, ex funzionario Carife, ritenuto il “regista” dell’aumento di capitale, assolto in primo grado, così anche adesso, per cui l’accusa aveva chiesto 6 anni di pena: come aveva fatto per gli ex dirigenti. Assolto anche Michele Sette, altro funzionario Carife che fa il bis con il primo grado per cui la procura aveva chiesto 4 anni e 6 mesi; altro assolto Michele Masini, responsabile società revisione Deloitte&Touche che “garantiva” i bilanci di Carife, assolto in primo grado che ora fa il bis, e per lui era stata chiesta una pena di 2 anni e 8 mesi.

Assolti tutti gli altri imputati, dirigenti o ex delle banche che aiutarono Carife a raggiungere la quota dei 150 milioni di aumento di capitale, con uno scambio di azioni ritenuto illegale, per cui, con una nuova riqualificazione di reato, la procura aveva chiesto la condanna per bancarotta impropria per operazoni dolose: le richieste erano state di 3 anni e 10 mesi di pena ma è arrivata l’assoluzione piena per Germano Lucchi, Adriano Gentili e Maurizio Teodorani (CariCesena) Spartaco Gafforini (Valsabbina).

La procura valuta

È il pm Stefano Longhi, per la procura, a commentare la sentenza: «Si tratta ora di leggere le motivazione della decisione dei giudici (tra 90 giorni, ndr), soprattutto sulla nuova riqualificazione che avevamo proposto del reato di bancarotta: sarà necessario per noi per decidere per il ricorso in Cassazione e prendere atto e valutarne i principi ai fini dell’altra indagine che stiamo portando avanti» e allude al troncone sul crac dal 2007 al 2013. Ultimo ma non ultimo, il ruolo delle parti civili: i giudici hanno riconosciuto alcune spese processuali di primo grado e per tutte le altre spese di lite del processo d’appello le hanno confermate per il lunghissimo elenco di parti civili, migliaia, che Lenzi e Forin sono stati condannati a pagare. –

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