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L’INCHIESTA DI AOSTA 

Per l’omicidio di Elena la polizia sta indagando sul mondo delle escort

L.T.

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Il cellulare della vittima è sparito assieme al coltello usato dall’assassino per ucciderla a sangue freddo mentre si trovava nel bagno dell’appartamento in cui viveva da sola da meno di un mese nel centro di Aosta. L’inchiesta sulla tragica fine di Elena Raluca Serban – 32 anni, cittadina romena originaria di Galati al confine con la Moldavia – che sino al gennaio 2015 viveva in un’abitazione a S. Vito vicino Lucca e dove, a S. Angelo in Campo, vivono la madre e una sorella, si arricchisce di nuovi particolari. La polizia, tra le altre, sta seguendo la pista che porta al mondo delle accompagnatrici e sta scavando nel passato della ragazza che, dopo aver lasciato la famiglia, si era trasferita prima a Londra, poi a Zurigo e infine, dopo un lungo peregrinare, era finita nel capoluogo della Valle d’Aosta.

Ora dopo ora cresce la convinzione negli investigatori che la giovane e bellissima donna conoscesse l’omicida tanto da farlo entrare e da non opporre resistenza al momento in cui l’ha colpita, forse alle spalle, con un fendente alla gola capace di ucciderla. Una persona – uomo o donna che sia – che ha agito con lucida freddezza. Facendo sparire sia l’arma del delitto, sia il cellulare sia il tablet della vittima che potevano contenere dati sensibili e compromettenti per l’autore del crimine. Fondamentali, oltre all’esame autoptico sul cadavere della ragazza e agli accertamenti sui tabulati del telefonino della vittima, saranno le immagini delle telecamere di videosorveglianza: sia quella posta all’ingresso del palazzo a sei piani di viale Partigiani dove è avvenuto il delitto, sia quelle dislocate e perfettamente funzionanti nel raggio di un chilometro tra la rotonda e il centro commerciale Oviesse dove l’assassino dev’essere transitato. La sorella della vittima, Alexandra, ascoltata per tutta la giornata di domenica dal sostituto procuratore Luca Ceccanti, continua a dire che la donna uccisa era ad Aosta per lavoro senza specificare nient’altro. Ma per gli inquirenti resta singolare che i familiari siano partiti nella notte percorrendo 450 chilometri da Lucca ad Aosta soltanto perché Raluca non rispondeva al telefono e agli sms. —

L.T.

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