«Sono ferito, ma non mi fermo è questione di sopravvivenza»
Serena Arbizzi
sassuolo (MO). «Mi ha fatto volare e sono rimasto ferito a una spalla e a un ginocchio, ma non ci fermeremo: abbiamo ragione e la nostra protesta continuerà».
Antonio Alfieri, titolare del ristorante la Filetteria 1.0 di Sassuolo, era presente insieme a diversi colleghi della sua provincia ed è rimasto ferito, insieme a un altro manifestante toscano, mentre stava occupando l’A1 all’altezza di Incisa, nel blocco durato cinque ore organizzato da Tni Italia (Tutela nazionale imprese) a cui si sono aggiunti anche alcuni ristoratori del movimento “Io apro”.
Il traffico è andato in tilt, con code fino a sei chilometri prima che la polizia stradale intervenisse a deviare il flusso verso le strade regionali e provinciali.
Il sassolese Alfieri è stato investito da un’auto pirata. Poco più tardi il conducente è stato fermato vicino al casello di Barberino del Mugello e denunciato per lesioni volontarie.
Nel primo pomeriggio Antonio Alfieri è stato riaccompagnato a casa dal collega ristoratore Roberto Mariotti , anche lui modenese.
Alfieri, cosa ricorda del momento in cui è stato travolto?
«Sono stato sbalzato in aria da una Fiesta, l’automobilista poi ha accelerato ed è fuggito. Stavamo occupando l’autostrada pacificamente, la presidiavamo per comunicare all’Italia che ci stanno facendo fallire. Poi una macchina è partita a tutto gas e ha travolto me e un collega. Eravamo in due in ambulanza. Io ho sbattuto sull’auto con la spalla sinistra e il ginocchio destro. Mi fanno male, molto male. All’ospedale mi hanno fatto le radiografie: la diagnosi è una grandissima contusione alla spalla. Poteva andare peggio...».
Presenterà denuncia contro l’automobilista?
«Non credo. Mi sono fatto male, ho diversi graffi alle ginocchia, alla mano, al polso, oltre alla spalla, ma eravamo lì a protestare e in quelle situazioni può succedere che qualcuno perda la tramontana e faccia gesti sconsiderati».
Si fermerà nella sua protesta dopo questo incidente?
«No, noi abbiamo ragione. Non mi ferma nulla. Se non ci ascoltano, almeno ci facciamo sentire. Ci sono ancora troppe incongruenze nelle riaperture. Mi ha centrato quell’auto, ma a prescindere da questo, noi abbiamo fatto la cosa giusta».
Lei ha lasciato il movimento “Io apro”, di cui era uno dei principali esponenti: qualche ripensamento?
«Non ritorno indietro. Ero presente alla protesta in autostrada in modo indipendente, perché non mi interessa indossare una maglia piuttosto che un’altra. È una questione di sopravvivenza. Tra le richieste di #blocchiamolitalia ci sono l’abolizione del coprifuoco e l’apertura il 25 aprile. E poi diciamo no al pass vaccinale».
Ha continuato a tenere aperto il suo locale dopo la prima protesta di gennaio?
«Sì, a seconda delle prenotazioni. Alcune volte apro, altre no. Se qualcuno chiama per venire da me, apro, altrimenti no. Molti stanno a casa perché hanno paura della multa». —
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