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Il processo 

Dieselgate negli Usa Accuse a due manager oltre l’ex tecnico di Vm

S. C.

Il caso sulla manipolazione di inquinanti nei veicoli americani Dopo l’ingegnere centese Palma, coinvolti dirigenti Fca Italy

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Svolta nel processo dieselgate in corso negli Usa, in Michigan, nei confronti dell’ex ingegnere della Vm Cento, Emanuele Palma. Ieri sera l’agenzia Radiocor ha infatti battuto la notizia che due manager di Fca Italy sono stati accusati dal governo federale statunitense di frode e violazione del Clean Air Act, la legislazione anti-inquinamento, nell’ambito dell’inchiesta sulla manipolazione dei test delle emissioni inquinanti di oltre 100.000 veicoli diesel venduti negli Stati Uniti da Fca Usa.

Atti in tribunale

Secondo i documenti presentati in un tribunale del Michigan, le accuse riguardano il 43enne Sergio Pasini e il 55enne Gianluca Sabbioni, che si aggiungono appunto a Palma, partito da Cento per poi andare a lavorare in Usa per la fabbrica centese, in seguito assorbita da Fca oggi Stellantis. Se condannati, Pasini e Sabbioni rischiano una condanna fino a un massimo di 37 anni. Per Palma, la condanna potrebbe essere più pesante di 10 anni, dato che alle accuse presentate contro Pasini e Sabbioni si aggiungono quelle di falsa testimonianza davanti a Fbi e divisione investigativa dell’Agenzia protezione ambientale.

Diretti superiori

Sabbioni e Pasini erano i diretti superiori di Palma nel settore Ricerca e sviluppo della Vm: sono numerose le mail scambiate da Palma con complici che fino a ieri la giustizia Usa non aveva indicato per nome né incriminato, nelle quali si discuteva dei vari sistemi di controllo delle emissioni di ossidi di azoto dei motori 3 litri diesel costruiti a Cento, nel decennio scorso, che dovevano superare i test delle autorità ambientali Usa per essere venduti con i modelli Jeep Gran Cherokee e Ram. Palma alla prima udienza del processo, il 13 aprile, si era dichiarato non colpevole chiedendo tempo per esaminare il fascicolo d’accusa; nei mesi scorsi erano cadute le imputazioni legate alla frode informatica, tra le più pesanti per le possibili condanne. Nel 2019, Fiat Chrysler ha accettato di pagare circa 800 milioni di dollari per evitare la Class Actions negli Stati Uniti sulle emissioni inquinanti. –

S. C.

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