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Doppi turni e nuove gestioni per far ripartire la sanità free

Alessandra Mura
Doppi turni e nuove gestioni per far ripartire la sanità free

Recuperati i 20mila test di prevenzione che erano saltati durante il lockdown Nella specialistica soffre la gastroenterologia: potenziato il personale

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La sanità non Covid ha imparato a “convivere” con la pandemia e l’impatto della seconda-terza ondata sull’attività ambulatoriale specialistica non è paragonabile allo “tsunami” del primo lockdown. Questa volta, spiega Mirco Santini, responsabile unico dell’accesso alla specialistica ambulatoriale Asl, l’attività non si è mai fermata e si sta riassestando ai livelli pre pandemia. Nel marzo del 2019 erano state erogate 21.383 visite e 17.466 servizi di diagnostica primo accessi), passati nel marzo di quest’anno rispettivamente a 18.898 e 18.475. «Da settembre - continua Santini - abbiamo recuperato tutta la parte non erogata, e ora stiamo mantenendo un buon livello di performance, con qualche punto critico». I tempi di attesa per le urgenze «sono rispettati al 100%, quelli delle urgenze differibili (entro 30-60 giorni), si sono stabilizzati al 92-93% nei tempi previsti».

Le criticità riguardano soprattutto la gastroenterologia «sia per la diminuzione dell’offerta, sia per le misure di sicurezza che allungano i tempi, sia per le carenze di organico», queste ultime supplite con il ricorso agli specialisti e l’assunzione di tre nuovi professionisti tra gastroenterologi ed endoscopisti, distribuiti su tutta la rete provinciale.

Al tempo stesso anche i pazienti mostrano di aver in buona parte superato i timori della prima ondata nell’approcciarsi alle strutture sanitarie. Appuntamenti cancellati e disdette tardive sono rientrati nei livelli fisiologici. Su 70.514 prestazioni erogate quest’anno, sono stati 801 i pazienti che non si sono presentati (1,1%), mentre sono state 5.370 le disdette tardive su un totale di 157.218 appuntamenti, pari al 3,4 %.

Va ricordato che al momento i Cup sono chiusi e le visite possono essere prenotate solo un farmacia o per telefono. Può succedere quindi che le agende possano apparire chiuse «ma in realtà la visibilità è tarata sul tipo di prestazione - spiega Santini - Ad esempio per un’urgenza di tipo B (entro 10 giorni) c’è una visibilità di 11 giorni per evitare assegnazioni inappropriate, e questo può creare insoddisfazione. Così l’Urp ha messo a disposizione un Help desk a supporto degli utenti che non sono riusciti a prenotare».

Anche la gestione degli screening è stata riorganizzata, interviene Caterina Palmonari, referente del Centro Screening Asl. «Con il lockdown erano stati interrotti tutti gli esami di primo livello dello screening oncologico: in due mesi avevamo “perso” 8mila ricerche di sangue occulto, 7-8mila mammografie e 4mila test Hpv (papilloma virus)». È stato dunque necessario “reinventarsi”. Per razionalizzare l’attività degli screening femminili e blindare le agende di ostetriche e tecnici di radiologia, la popolazione è stata divisa in due fasce: le donne (la maggior parte) che abitualmente aderivano agli inviti al controllo hanno ricevuto la lettera “standard” con l’appuntamento già fissato; coloro che non vi aderivano da almeno tre anni sono state invitate a contattarci per stabilire una data o ad auto prenotarsi su un portale dedicato».

Sono stati individuati poi degli accessi prioritari, a cominciare dal recupero dei controlli per Hpv a dodici mesi, «e ci siamo concentrati sui ritardi da recuperare là dove la diagnosi precoce è fondamentale, come le mammografie» va avanti Palmonari. Sono stati dunque istituiti turni straordinari, sabato compreso, così come è stata estesa anche al sabato l’apertura dei consultori. Da riorganizzare anche la consegna da parte dei cittadini dei campioni per la ricerca del sangue occulto, diversificando gli orari di accesso e allungando la fascia oraria.

La pandemia ha però dato anche impulso al centro provinciale per le donne a rischio familiare di tumore al seno o all’ovaio, «una struttura unica in Regione, nata nel 2012 ma che non aveva mai avuto l’impatto sperato sulle ferraresi. L’idea era quella di invitare le donne risultate positive allo screening a contattarci per un consulto genetico di primo livello. Durante il lockdown siamo stati noi a contattare le interessate, con buoni risultati: in un anno 405 donne sono state inserite in un percorso personalizzato». —

Alessandra Mura

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