Gli studenti del “Navarra” sbancano il Premio digitale
Marcello Pulidori
Non è soltanto la storia di un premio vinto, ma è la parabola virtuosa di una scuola, di studenti e di un preside che stanno aprendo un ciclo nuovo nella didattica ferrarese. L’istituto tecnico agrario “Fratelli Navarra” inanella l’ennesimo prestigioso riconoscimento, con la vittoria del Premio “Scuola digitale”, uno dei più importanti trofei nazionali delle scuole superiori. Ieri mattina a Malborghetto di Boara, dove ha sede la scuola, il preside Massimiliano Urbinati ancora una volta ha colto tutti di sorpresa: «Oggi – ha detto Urbinati – la conferenza stampa sarà condotta interamente dagli studenti». E si è messo a sedere in platea. Così alcuni dei suoi studenti (Lorenzo Torelli, Andrea Bergami, Margherita Rella, Irene Gullini, Anna Sofia Lamberti e Anna Cottignoli) hanno preso in mano la situazione e gestito l’incontro. Il Premio digitale è costituito da un concorso che ogni anno assegna mille euro alla scuola che con più efficacia crea un prodotto, appunto, digitale. Nel caso del “Navarra” si è trattato di un video, anche se definirlo solo così sarebbe riduttivo. Come hanno spiegato gli stessi ragazzi, infatti, il video racconta il 27 gennaio, Giorno della Memoria, vissuto proprio dai ragazzi che si sono inventati inviati speciali raccontando i luoghi della Ferrara (ma non solo) ebraica. Immagini che hanno ancora una volta immortalato il Ghetto ebraico di Ferrara, la biblioteca Ariostea, il muretto del Castello e la omonima strage per mano fascista in cui vennero trucidati 11 antifascisti ferraresi. Era il 15 novembre 1943. A Ferrara è una data che nessuno può dimenticare. Oltre ai luoghi della persecuzione nei confronti degli ebrei, i giovani del “Navarra” hanno raccontato anche alcune delle pagine più importanti della storia di questo territorio. È stato suggestivo ed evocativo al contempo vedere e sentire come era allora Corso Roma (l’attuale Corso Martiri della Libertà), così come struggente è stato il racconto della visita al Maf, Museo dell’Agricoltura Ferrarese, a San Bartolomeo in Bosco. Toccante infine il racconto di Irene Gullini che ha riavvolto il nastro della storia della propria famiglia tra le poche a tornare dai campi di sterminio. —
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