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MINNEAPOLIS 

Tre volte colpevole l’agente di polizia che uccise George Floyd

Tre volte colpevole l’agente di polizia che uccise George Floyd

A tarda ora la giuria ha raggiunto il verdetto per Derek Chauvin La comunità nera si abbraccia in strada  

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MINNEAPOLIS. Solo ieri a tarda ora la giuria ha raggiunto un verdetto esprimendo una sentenza nel processo contro l’ex poliziotto Derek Chauvin accusato di aver ucciso l’afroamericano George Floyd. La giuria non ha avuto dubbi: Chauvin è stato condannato per tutti e tre i capi d’imputazione ma solo in un secondo momento si conosceranno gli anni di condanna, dal momento che la quantificazione della pena è rimessa al giudice togato.

La giuria è rimasta riunita per due giorni in un hotel della città americana, dove migliaia di persone attendevano in strada di conoscere il verdetto. Poco dopo l’ora del pranzo (ora locale, le 21.30 in Italia), è stata raggiunta l’unanimità e il tribunale ha potuto annunciare che nel giro di un paio d’ore la sentenza sarebbe stata resa nota. Il clima era particolarmente teso, per il timore di scontri. Anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha seguito da vicino la vicenda: «Sto pregando che il verdetto sia quello giusto», ha dichiarato alla stampa, «penso che le prove siano schiaccianti». Parole molto chiare che hanno messo in imbarazzo l’amministrazione. Non a caso la portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, è intervenuta per ricordare che il presidente «certamente non sta cercando di influenzare» e può parlare apertamente del processo perché la giuria è riunita ed è isolata. Appreso dell’imminenza della sentenza, Biden ha deciso di rinviare di qualche ora il proprio discorso sull’American jobs plan.

L’imputato Derek Chauvin, 44 anni, era l’ormai ex agente della polizia di Minneapolis accusato di aver provocato la morte di George Floyd, afroamericano di 46 anni, la sera del 25 maggio 2020. Per 9 minuti e 29 secondi Chauvin tenne il ginocchio premuto sul collo della vittima, sdraiata a faccia in giù. Floyd disse più volte di non poter respirare. Mentre i giurati erano riuniti, nessuno poteva entrare nella loro stanza, né il giudice né gli avvocati. I membri della giuria erano isolati dal resto del mondo, anche dalle loro famiglie.

Il lavoro si strutturava sull’analisi dei documenti, video, foto, ma i giurati non avevano la trascrizione delle deposizioni dei testimoni chiamati al processo. Il principio è che ognuno deve formare il proprio giudizio in base alla memoria di ciò a cui ha assistito. Era possibile, però, interagire con il giudice attraverso domande e richieste di chiarimento.

Chauvin doveva rispondere di tre capi di imputazione: omicidio di secondo grado, omicidio di terzo grado e omicidio preterintenzionale. Con l’omicidio di secondo grado, l’imputato viene accusato di aver causato la morte di una persona senza averne l’intenzione, ma assumendone il rischio. La pena va da 10 a 15 anni di carcere, ma in alcuni casi si può arrivare a 40 anni. Con l’omicidio di terzo grado si parla di «indifferenza alla vita umana». La pena varia da 10 a 15 anni di carcere, con un massimo di 25. Con l’omicidio preterintenzionale, vale il principio della «colpa negligente», la più lieve rispetto alle prime due. La giuria non ha avuto dubbi, Chauvin è stato condannato per tutti i tre capi d’imputazione e per lui adesso si profila una pena durissima. Nelle strade di Minneapolis si è scatenata la gioia della comunità nera facendo rientrare l’allarme per possibili incidenti. Le forze di polizia avevano mobilitato anche la guardia nazionale temendo che una decisione diversa della giuria potesse provocare incidenti e saccheggi nei negozi. Così non è stato. —

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