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la campagna vaccinale 

AstraZeneca, dubbi e rifiuti «Ma chi dice no torna a casa»

Gi.Ca.
AstraZeneca, dubbi e rifiuti «Ma chi dice no torna a casa»

Cresciuti nelle ultime settimane gli utenti che chiedono il cambio del preparato Nei centri vaccinali: nessuna alternativa nè per la prima nè per la seconda dose

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C’è chi «non ci dorme la notte» e chi si presenta al medico dicendo: «Voglio un altro vaccino, non quello di AstraZeneca». In provincia la prima dose di uno dei tre sieri ammessi (del quarto, Johnson & Johnson, sono in consegna le prime dosi dopo l’ok da parte di Ema) è stata già assunta da 120mila persone, un dato che corrisponde ad oltre un terzo dei residenti. Chi dice no ad AstraZeneca-Vaxzevria è una piccolissima minoranza di questo popolo, ma ogni giorno fa sentire la sua voce nei centri vaccinali.

Prima e seconda dose

Il preparato è stato somministrato in provincia a diverse fasce di utenti (70-79enni, insegnanti, forze dell’ordine, universitari) a partire dal 27 febbraio scorso e quindi per fine maggio sono previste le prime inoculazioni delle seconde dosi. Sarà una nuova cartina di tornasole per il vaccino prodotto dalla multinazionale anglo-svedese e si potrà capire se, dopo l’altalena di comunicazioni e informazioni che hanno marcato la travagliata storia del siero europeo, ci saranno ulteriori defezioni. Ma difficilmente chi si presenterà rifiutando la seconda dose del vaccino, fissata a 120 giorni, potrà avere accesso a un altro prodotto.

L’Aifa, l’ente regolatore per l’uso dei farmaci, ha già spiegato che «non ci sono ancora dati sulla intercambiabilità tra diversi vaccini, per cui chi si sottopone alla vaccinazione della prima dose con il vaccino Vaxzevria (AstraZeneca, ndr), continuerà a utilizzare il medesimo vaccino anche per la seconda dose».

La risposta non cambia per chi deve ancora sottoporsi alla prima iniezione. Una quota delle fasce di popolazione alle quali è riservato il farmaco, lievitata nelle ultime settimane, si presenta infatti all’anamnesi, nei centri vaccinali della provincia, manifestando diffidenza e dubbi. Alcuni utenti, dopo aver ascoltato la risposta del medico vaccinatore, raggiungono l’infermiere nel box e si sottopongono all’iniezione, altri si dirigono verso la postazione dei coordinatori e chiedono di essere inseriti nella lista di Pfizer o Moderna. «Ma senza un certificato medico che attesti l’incompatibilità con l’assunzione di quel vaccino non è prevista un’alternativa. Torni quando sarà ammessa la sua fascia d’età», se non è già stata calendarizzata: questa la risposta degli operatori. In pratica, come aveva già annunciato il ministro della Salute, Roberto Speranza, si finisce “in fondo alla fila” e con il vaccino che sarà previsto in quella fase. L’Ema ha raccomandato AstraZeneca per chi ha più di 60 anni. Resta da capire se chi ha già assunto la prima dose e non ha ancora raggiunto i 60 anni potrà far valere questa condizione (e in che modo) al momento di sottoporsi alla seconda dose. Nel frattempo si può già dire che la campagna di vaccinazione del personale sanitario ha ridotto in provincia il numero di operatori attivi di Asl e S. Anna a 14 (erano oltre 130 a metà gennaio) e che anche nelle case di cura, a vaccinazione ormai conclusa, il numero dei contagi, ricoveri e decessi è crollato.

Gi.Ca.

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