Con l’auto in un canale In troppi drammi un unico denominatore
Finire in un canale, o in altro un corso d’acqua, e rimanere avvolti dalle lamiere contorte di un veicolo. Un fatto tremendo che purtroppo molto spesso si è verificato in occasione drammatiche come può essere un incidente stradale. Un fatto che si verifica con maggiore frequenza al nord, dove corsi d’acqua e canali di irrigazione fanno parte dell’orografia del territorio. La provincia di Ferrara oltre a essere attraversata dal Po è in gran parte solcata da canali spesso non protetti da guardrail, dove anche in passato si sono verificate tragedie.
Nell’aprile del 2003 un’incidente che ancora oggi rimane nella memoria di molti è avvenuto in via Diamantina, dove una donna di 36 anni perse la vita con le sue figlie di 4 e 7 anni nel canale adiacente la strada.
Due anni dopo, nel settembre del 2005 un altro grave sinistro avviene in via Raffanello: a perdere la vita fu il 22enne Marco Coletta, in un punto all’epoca privo di guardrail.
«Nel 2020, anno caratterizzato da una riduzione della mobilità, l’osservatorio Asaps caduti in acqua ha registrato 28 episodi che hanno causato 30 vittime – spiega Giordano Biserni presidente dell’Associazione Sostenitori Amici Polizia Stradale – In 17 incidenti per fuoriuscita dalla sede stradale il veicolo è finito in un canale, in 8 in un fiume, in 2 in un lago e in un caso è addirittura finito in mare».
Dati allarmanti. Nel corso di questo 2021 si sono già registrati 3 incidenti in Emilia- Romagna con un bilancio pesantissimo: 4 morti e un ferito. Tra le cause non solo il vicino corso d’acqua, per altro privo di protezione, ma anche la pericolosità di una intersezione che funge da scorciatoia per recarsi sulla ancora incompleta Cispadana. —
Stefano Balboni
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