Salvini stretto tra Draghi e Meloni si prepara a colpire Speranza
Il giorno dopo lo strappo sulle riaperture il leader leghista conferma la fedeltà al presidente del Consiglio e attacca gli alleati di governo
RETROSCENA
Spiazzare per rivendicare un posto definito nel governo dei migliori e nello stesso tempo differenziarsi per recuperare quel terreno che ha accorciato le distanze con Giorgia Meloni. Matteo Salvini il giorno dopo lo strappo a palazzo Chigi sul decreto Riaperture, segna la linea del Carroccio e apre una voragine tra il suo partito e l’asse Pd-M5s-Leu. Il segretario federale non ci sta a farsi “appiattire”, il suo obiettivo è distinguersi in una squadra che a malapena lo sopporta. La Lega non è “scontata”, è il messaggio che risuona forte e chiaro. L’unico ruolo indiscusso è quello di Mario Draghi a cui Salvini rinnova lealtà e fedeltà, e nei confronti di chi provoca lo scontro, sperando in un Papeete 2 per dar vita a una maggioranza Ursula, taglia corto: «Non lasceremo il timone a quelli che hanno fatto affondare la nave. Se lo scordino».
Salvini però non può accettare quell’ala sempre più spostata a sinistra e “chiusurista” che alza la posta ogni giorno su temi divisivi come la legge Zan o che si presenta sui social con la felpa di Open Arms, come Enrico Letta, pochi giorni dopo il faccia a faccia sul decreto legge imprese. Il volerci stare a tutti i costi non fa per il leader leghista, che ne perderebbe in termini di consensi se passasse la vulgata che il Carroccio «sta con chi vuole lo Ius soli e la legge sull’omofobia».
Il tallonamento di Meloni inoltre è sempre più asfissiante. Le amministrative sembrano lontane ma, rilevano, di questo passo a ottobre potrebbe esserci il sorpasso. Ecco allora la mossa di farsi carico delle rimostranze delle regioni, raccogliere i malumori dei sindaci per fare la differenza. «Rispetto a Meloni, che ha scelto di stare fuori a protestare, dall’interno del governo noi possiamo incidere, se avessimo scelto di stare alla finestra a protestare avremmo avuto modo di incidere zero» dice.
Al fianco di Salvini oggi anche Luca Zaia e lo stesso Massimiliano Fedriga, più mite di Salvini anche quando lascia indietro il tema del coprifuoco, puntando sulla scuola. La verità è che l’ombra del presidente del Veneto non si è diradata e nel contempo la capacità di azione di Giancarlo Giorgetti nell’esecutivo complicano il quadro. I silenzi del ministro durante il Consiglio di mercoledì hanno fatto salire la tensione. Nessun attrito tra Salvini e il suo braccio destro, smentiscono dalla Lega. La mossa di Salvini, tuttavia, rischia di emarginarlo all’interno del Consiglio dei ministri, con Pd e M5S che già fanno circolare la voce di un addio del Capitano prima del semestre bianco di Mattarella. E se l’irritazione di Draghi secondo il segretario è «solo una ricostruzione giornalistica», quella dei ministri azzurri non lo è.
Il prossimo round è dietro l’angolo. Il 28 aprile si discuteranno le mozioni di sfiducia al ministro Speranza in Senato. Ieri il capogruppo Romeo aveva assicurato: «La Lega non metterà in difficoltà il governo». Oggi Salvini rimette invece tutto in discussione: «Prima vediamo la mozione di sfiducia, poi decidiamo». —
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