È divorzio fra i Cinque Stelle e Rousseau
Il movimento non versa i contributi attesi e richiesti da Davide Casaleggio: e così l’associazione diventa soggetto a sé
L’INTERVISTA
Marco Fabbri fa parte della ristretta cerchia di sindaci eletti alla prima candidatura dei portavoce M5S. Anno 2012, il grillismo sta prendendo piede nel Paese: Federico Pizzarotti conquista Parma, Fabbri la più piccola Comacchio, nel Delta ferrarese. Neppure trentenne, con il co-fondatore del Movimento che lo è andato a sostenere in piazza, Fabbri sbanca. Ma, come lo stesso Pizzarotti, sarà poi espulso: dopo la seconda sindacatura da civico, oggi è consigliere regionale del Pd.
Fabbri, il divorzio fra Movimento e piattaforma Rousseau si è consumato: si è chiusa un’epoca?
«La gestione di quella piattaforma sin dal 2012/13 per noi primi sindaci eletti fu motivo di domande, per capire come quelle risorse giravano e perché: divenne motivo di rottura per molti, perché era gestita in modo personalistica da pochi, mentre gli eletti chiedevano trasparenza. Già allora fu un tema divisivo, discutibile nell’ottica della democrazia diretta».
Il vulnus allora c’era già con Casaleggio padre?
«Lo incontrai per la prima volta da neo eletto nel 2012 a Milano nel suo studio: da lì ci fu la presa di coscienza di questa figura interna al Movimento, al di là di Gianroberto come persona, ma l’impresa di marketing come ombra sul Movimento, di cui noi candidati non avevamo contezza».
Ritorniamo all’oggi, al video di Beppe Grillo in difesa del figlio Ciro.
«Vergognoso, senza se e senza ma. Io credo che quella sclerata poteva essere fatta, ma non in quel modo: c’è un tentativo di un padre di difendere un figlio, ma c’è un processo in corso: c’è tanta disperazione, ma è un tentativo d’ingerenza. Come l’ha giustificato, poi, è da condannare. Già è raro che qualcuno abbia il coraggio di denunciare e poi proprio in quel genere di reati, si fa tanta fatica, perché ti costringe a rivivere un percorso doloroso... Non condivido i metodi: la presunzione d’innocenza resta».
Grillo uscirà di scena?
«Ha sempre avuto questi sbalzi d’umore, queste uscite fuorvianti. Ricordo la riunione degli eletti a Milano nel 2012, Grillo era una persona molto tranquilla, coordinava tutto la Casaleggio. Nelle poche ma significative occasioni successive in cui l’ho incontrato, questa sorta di bipolarismo si è sempre notata».
Cosa sta nascendo da quello che era il vostro Movimento?
«Conte è un leader che ho apprezzato in un momento storico, ci ha messo la faccia in un periodo molto complicato. C’è un problema di tutti i partiti, di più nei 5 Stelle: la mancanza di una classe dirigente forte, con visione e progettualità. Io sono stato espulso per aver fatto un’alleanza alle elezioni provinciali: le capriole dei 5 stelle oggi sono sotto gli occhi di tutti. Conte può essere un buon traghettatore, ma non potrà farsi carico di un processo lungo».
Il cammino è verso un Movimento organico al centrosinistra?
«Che la maggioranza dei fuoriusciti sia andata verso destra, è un fatto: il problema è che la posizione del Movimento non è ancora chiara e troppo spesso ambigua».
Ma a ottobre si vota: alleanze?
«Alle amministrative ci saranno territori dove fare un percorso assieme. A livello strutturale, nazionale, bisogna capire quale anima del Movimento prevarrà: l’ombra di Grillo è sempre dietro l’angolo, Conte non è ancora legittimato, molto dipenderà da lui e da qualche paletto programmatico. Sulle città la scelta sarà caso per caso, come per il centrodestra, che non sarà così unito». —
Sergio Armanino
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