Da Valle Lepri emerge villa di epoca romana con mosaici e affreschi
Importanti risultati grazie agli ultimi scavi archeologici Le ricerche sono condotte da Soprintendenza e Università
COMACCHIO. Una villa di epoca romana con arredi signorili, mosaici, affreschi e marmi, calata all’interno di un insediamento produttivo dotato di vasche e canalette. È quanto emerge dalle risultanze degli scavi archeologici condotti, negli ultimi due mesi, dalle università di Ferrara, Bologna e Venezia a Valle Lepri.
il sito
Il sito archeologico, in cui è rimasta sepolta la villa di Bocca delle Menate, fu scoperto da Nereo Alfieri, tra il 1958 ed il 1959, ma fu relegato al silenzio, per la sensazione suscitata dalle altre scoperte archeologiche circostanti. Oggi, grazie al progetto transfrontaliero Italia-Croazia Value, anche la villa di Bocca delle Menate è tornata sotto i riflettori ed è oggetto di approfondite ricerche interdisciplinari, che coinvolgono, oltre al Comune lagunare e alla Soprintendenza, due dipartimenti universitari, quello di scienze umanistiche e quello di fisica e scienze della terra. Dopo i saluti al team di lavoro dell’assessore alla cultura Emanuele Mari, ieri mattina, in diretta streaming, sono intervenuti dapprima, per la Soprintendenza, Sara Campagnari e, subito dopo, i protagonisti delle indagini archeologiche, tuttora in corso. Rachele Rubbini (dipartimento studi umanistici dell’Università di Ferrara), ha ricordato come «quell’area era attraversata dall’antico corso del Padovetere, e i cambiamenti climatici, nonché le nuove centuriazioni romane hanno imposto agli insediamenti preesistenti di riadattarsi a nuove condizioni, per sopravvivere».
le ricerche
Le ricerche, avviate da Alfieri nel secolo scorso, stanno proseguendo ora con nuovi interessanti elementi di studio, grazie soprattutto alla tecnologia avanzata, come hanno spiegato Enzo Rizzo e Carmela Vaccaro, del dipartimento di fisica e scienze della terra. Il ricorso alla geognostica applicata, nell’arco di due settimane intense di attività, ha consentito di esaminare 10 ettari, nei pressi dell’impianto idrovoro di Valle Lepri. «Con il metodo delle misurazioni geomagnetiche – ha detto Rizzo – siamo riusciti a rilevare la presenza di oggetti sepolti, ma abbiamo anche impiegato radar, antenne speciali e un drone per esaminare la forma e le geometrie del sottosuolo».
I magnetometri sono stati forniti dal Cnr. Il gruppo di lavoro dell’Università di Ferrara, formato da Jessica Clementi, Francesca Romana Fiano, Giacomo Fornasari e Matteo Lombardi, ha illustrato i frammenti venuti alla luce e oggetto di studio, tra i quali ceramiche di colore rosso, proprie delle mense romane, e anfore da trasporto, esempi del commercio di vino nel bacino del Mediterraneo. –
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