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Malata di Sla, lo stalker le impediva le cure

Pietro Barghigiani

Pisa, 49enne a processo: la donna conosciuta su Facebook lo accusa di averla perseguitata perché voleva lasciarlo

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PISA. Un matrimonio finito, l’illusione di un incontro su Facebook, la vulnerabilità di una donna che non si accorge di scivolare in un piano inclinato che rischia di essere un rimedio peggiore del male.

È una storia in cui l’opportunismo di lui si approfitta della fragilità di lei, quella rievocata in Tribunale dove un 49enne livornese, origini della provincia di Pisa, è a processo per stalking (omettiamo le generalità per tutelare la parte offesa). Per il reato da cui deve difendersi, l’imputato è da settembre agli arresti domiciliari.

Lei, dipendente pubblica di Pisa, davanti al giudice Eugenia Mirani ha ammesso che nel periodo in cui frequentava il 49enne, da maggio a settembre 2020, era seguita da una psicologa.

Una testimonianza che, nella drammaticità del racconto, ha dato il senso di quanto una donna in crisi e alla ricerca di un conforto possa annullare le proprie volontà. È il passaggio in cui l’impiegata, assistita dall’avvocato Francesca Zuccoli, ha ricordato in aula «che lui, nonostante sapesse che avevo la Sla, mi impediva di fare le iniezioni di interferone perché diceva che erano un pretesto di mio marito per uccidermi. E devo dire che per un periodo l’ho ascoltato. Il medico che mi segue poi mi ha detto che il peggioramento visto forse era dovuto a quella sospensione delle cure».

Un punto delicato sul quale il difensore dell’imputato, l’avvocato Ottavio Bonaccorsi, ha chiesto alla donna se si ricordava che in diverse occasioni era il 49enne a farle le iniezioni quando erano a casa di lui. «Sì» è stata la risposta. I due si erano conosciuti sul profilo Facebook “Separati Toscana”. Già al primo incontro lui le confidò di avere problemi economici chiedendole soldi. Dall’affitto al meccanico, dai vestiti ad altre necessità quotidiane, per l’imputato la compagna era diventata un bancomat. «Te li rendo al primo stipendio» era la promessa mai mantenuta.

«Voleva sempre andare via nei weekend o a cena fuori e pagare ero sempre io», ha riferito la donna che viveva da separata in casa con il marito. Una relazione avariata alla quale la donna un giorno prova a dire di no. «Quando gli ho detto che non era il caso di andare avanti ha iniziato a offendermi, a non darmi tregua sul cellulare – ha proseguito in aula –. Mi minacciava, mi insultava. Diceva che avrebbe mandato a mio marito i nostri messaggi, che lo avrebbe messo sotto con l’auto. O che lo avrebbe incontrato per raccontargli di noi. Era ossessionato dai soldi. È arrivato al punto di dirmi che dovevo dargli i vestiti di mio marito perché lui avrebbe saputo venderli per ricavarci qualcosa. Ma anche di non spendere per i miei figli perché i soldi servivano di più a lui. No so quanto gli avrò dato in tutto. Forse sui 2.500 euro tra cene, soldi e viaggi». Una donna in difficoltà che sui social conosce una persona che le fa vivere un incubo. Come quando, oltre alle apparizioni sotto casa e all’esterno del luogo di lavoro, durante una visita al S. Chiara l’infermiera entra nello studio del medico per dire alla paziente che fuori c’è una persona che l’aspetta. L’impiegata al giudice: «Era lui, mi aveva seguito perché io non gli avevo detto dove sarei andata. In quel momento mi sono sentita morire» . —

Pietro Barghigiani

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