La Nuova Ferrara

Ferrara

«I capi avevano scelto Ferrara Qui trafficavano indisturbati»

Daniele Predieri
«I capi avevano scelto Ferrara Qui trafficavano indisturbati»

Varese: «Ecco perché da noi c’era lo snodo cruciale della criminalità nigeriana» «Solo nel 2018 le indagini: prima le autorità non sentivano senso d’urgenza»

5 MINUTI DI LETTURA





Daniele Predieri

Domani a Bologna si apre il maxi-processo che porterà, per la prima volta, in un’aula di giustizia, il clan mafioso nigeriano Arobaga/Vikings. Clan che in città era specializzato in traffici di droga, con la “colla” mafiosa, emersa solo dopo che la Polizia ha iniziato ad investire in indagini che andassero oltre gli arresti dei piccoli pusher di strada. E l’analisi “tecnica” sul clan spetta ancora a Federico Varese.

Cosa ha permesso alla mafia nigeriana di diventare quello che era? Non è mancata una politica giudiziaria su questi fenomeni?

«Se pensiamo alle indagini, diciamo che ci sono logiche burocratiche all’interno delle istituzioni che si mobilitano quando certi bottoni vengono spinti: credo che un evento come quello del 2018 (agguato di via Morata, ndr) sia davvero di svolta. Ritardi? Si pensi alla mafia siciliana, fino al maxiprocesso degli anni ’80 (di Falcone e pool antimafia, ndr) non c’era una visione unitaria sul problema vecchio di oltre 100 anni. Magistratura e Polizie per definizione arrivano sempre tardi, solo quando c’è qualcosa di scatenante, la mia impressione è che sia successo questo».

Prima non c’era una sottovalutazione, forse non si percepiva che dovesse essere una priorità?

«La grande domanda, che mi interessa molto, è perché Ferrara sia diventata uno snodo cruciale nel sistema della criminalità organizzata nigeriana. Gli stessi indagati intercettati dicono che qui si poteva operare abbastanza indisturbati, rispetto a luoghi come Padova e Bologna. Non vi era da parte delle autorità il senso di urgenza. Inoltre, la nostra città è ben collegata sia col Veneto che col resto dell’Emilia, quindi era una base ideale. Io credo, e l’ho detto molte volte, che l’aumento esponenziale della popolazione studentesca ha portato grande ricchezza umana e intellettuale, e ovviamente benefici economici. Ma gli studenti universitari sono grandi consumatori proprio di quella merce che i nigeriani vendevano. Insomma, il mercato era in crescita».

Non solo questo era il segnale: altri sono stati, diciamo, sottovalutati?

«Vengo alle indagini: vi sono rapporti dei Carabinieri molto dettagliati già nel 2016, lo avete scritto voi della Nuova, ma è solo l’episodio del 2018 che fa scattare l’allarme. L’assalto del machete ha tutte le caratteristiche di essere parte di una guerra per il controllo del territorio di stampo mafioso. La serietà della situazione e i collegamenti nazionali vengono poi colti dalla procura (pm Cavallari e dal suo collega Ceroni della da di Boloba, ndr), che inizia a collaborare con lo Sco di Roma, la Dda di Bologna e Torino e produce un’inchiesta molto importante, molto dettagliata. Certo la città ha pagato questo ritardo».

Gli arresti hanno eliminato il problema?

«La repressione dei Vikings/Arobaga ridurrà gli spazi di manovra ad altri clan, ma è possibile che altri gruppi prendano il loro posto. Le cronache locali raccontano di arresti continui e lo spaccio non sembra smettere. E poi c’è nelle cronache l’episodio gravissimo dello stupro di una giovane donna, che sconvolge».

Si riferisce al caso della ragazzina violentata da un pusher che prima le aveva regalato cocaina e poi, poiché non aveva soldi, l’ha stuprata? Lo sa che questo è un caso che ha messo in luce la filiera di giovani tossicodipendenti dai 14 ai 16 anni in città ogni giorno a caccia di cocaina, gratis?

«Questi spacciatori hanno una loro macabra strategia di marketing: all’inizio regalano la droga, poi pretendono i pagamenti. Nelle intercettazioni dell’inchiesta sui Vikings ci sono decine di chiamate di giovani disperati, che implorano di avere un’altra dose gratis. Questo dello stupro è un episodio gravissimo, merita grande attenzione e dimostra che la criminalità continua ad esserci, non è più sotto pressione, ma è ancora lì».

Non è più in Gad, lo spaccio, come prima, ma si è spostato: la situazione è più liquida rispetto prima.

«L’inchiesta mostra come gli accordi per la compravendita avvengano attraverso i cellulari. Gli attori nel mercato sono molto mobili. La Nuova ha raccontato ad esempio lo spaccio in diversi punti della città. Quindi la politica della rimozione delle panchine nei parchi, un esempio su tutti, lascia il tempo che trova. Al contrario bisogna “invadere” civilmente quei luoghi».

L’impressione è che a qualcuno piacciano soluzioni semplici e di facciata.

«Ho letto che, in Consiglio Comunale, un esponente importante della giunta ha dichiarato che, oltre alla politica delle recinzioni, bisogna “bastonare chi compra droga” (il vicesindaco Lodi, durante la discussione del bilancio, ndr). Questo dimostra che non si capisce il problema, si vuole criminalizzare vittime e persone con fragilità. La giovane donna violentata è una vittima. Le persone intercettate nell’inchiesta sui Vikings sono centinaia, ferraresi: vanno tutti bastonati?»

Al di là di tutto, c’è solo la mafia nigeriana a Ferrara?

«Vorrei dire tre cose, in merito: primo, l’indagine mostra come vi siano anche nigeriani vittime di questi criminali. Ad esempio, Ana piccola imprenditrice nigeriana viene picchiata perché non vuole pagare il pizzo al boss. Secondo, il modello di gestione dell’immigrazione basato sui grandi centri di smistamento, come il “centro di Accoglienza” di Mineo, permetteva alla mafia nigeriana di reclutare mano d’opera con la violenza, che poi veniva spedita a Ferrara, come mostra l’indagine. Infine, vengo alla sua domanda: certamente no. Ci sono spacciatori ferraresi, ma anche trafficanti albanesi, romeni. Se vogliamo capire i problemi della criminalità organizzata bisogna partire da mercati, domanda e offerta. Dalle lotte per il controllo delle piazze, dalle organizzazioni come i Vikings o come la ’ndrangheta, in Emilia. Non abusiamo di etichette etniche, però: bisogna parlare di individui che commettono reati». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google