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domani il maxiprocesso 

La prima volta alla sbarra i 32 membri degli Arobaga

La prima volta alla sbarra i 32 membri degli Arobaga

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L’aveva chiamata la “cassetta degli attrezzi”, Dario Virgili, dirigente della Squadra mobile della Polizia di Ferrara. Ossia, strumenti, metodi e strategie di indagine potenziati negli ultimi anni e serviti oggi per stroncare il clan mafioso degli Arobaga-Vikings a Ferrara. E così, per la prima volta, 32 affiliati (presunti) del clan mafioso nigeriano legato ai cults, domani finiranno alla sbarra in un’aula di giustizia, l’aula bunker del carcere della Dozza. L’udienza preliminare dovrà stabilire se i 32 membri, tra capi, intermedi e piccoli pusher, fossero collegati o meno da un’associazione criminale con finalità mafiose, nella gestione di traffici di droga, affiliazioni e punizioni violente, estorsioni e ricatti contro connazionali. L’indagine, come ricorda Federico Varese, era nata dall’agguato di via Morata, quando un gruppo degli Arobaga eseguì una spedizione punitiva contro il leader del clan avversario, Stephen Oboh, degli, Eye, per il dominio in città del traffico di droga, aggredendolo con machete, catene e bastoni. A capo degli Arobaga, qui all’ombra del Grattacielo (la zona dove dominavano) c’era Emmanuel Okenwa, detto Boogye, che comandava le batteria di Ferrara e del Veneto: era uno dei “coordinator” italiani, tanto da ricoprire la terza carica della piramide del clan mafioso, dopo il capo italiano a Torino e quello in Nigeria. Per la prima volta, dunque, grazie a quella “cassetta degli attrezzi”, la Polizia non si è limitata agli arresti per droga, settore in cui gli Arobaga dominavano in tutto il Nord Italia (tra Piemonte ed Emilia). Ma contestando l’associazione mafiosa, con le indagini della Dda antimafia a Bologna e a Ferrara (la pm ferrarese Cavallari, distaccata all’Antimafia) si è riusciti a trovare la “colla “mafiosa: ora toccherà ai giudici valutare se la lettura giudiziaria sul clan mafioso nigeriano era corretta o no. –

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