L’azzardo non è un gioco Giovani messi in guardia
ARGENTA. Al Montalcini si fa scuola di prevenzione alle dipendenze da gioco d’azzardo. Nei giorni scorsi, infatti, gli studenti dell’istituto scolastico superiore di Argenta-Portomaggiore hanno incontrato gli operatori dell’apposito servizio dell’Ausl di Ferrara.
Un faccia a faccia basato sui dati del 2019 che riportano come il 22% degli studenti abbia giocato d’azzardo e che il 5% di questi si è imbattuto in un gioco “problematico”. Gioco che spesso è percepito al massimo come un vizio ma che può diventare patologico quando diventa compulsivo: allora se ne sente una necessità irrefrenabile. Grazie alle maggiori competenze digitali di base, i giovani sono tra i giocatori d’azzardo maggiormente presenti online. I giochi d’azzardo sono studiati ad hoc: più si gioca più si perde, è matematico. Alcuni meccanismi che inducono a giocare più a lungo sono il “near miss”, dare l’impressione al giocatore di aver sfiorato la vincita, oppure il rinforzo positivo, vincite frequenti ma di basso importo. Entrare in un circolo vizioso ci vuole ben poco; tramite il fenomeno della rincorsa delle perdite si ha l’illusione che con una grossa vincita sarà possibile recuperare tutto quello che si è già perso.
segnali d’allarme
Gli indizi per capire di essere finiti in una dipendenza da gioco d’azzardo vanno dall’insonnia, all’irascibilità, alla depressione; spesso si è coscienti del problema ma si fa fatica a chiedere aiuto, perché si prova vergogna. E così, questa dipendenza minaccia i giovani insinuandosi a volte dentro un’altra condizione di possibile fragilità, il gioco digitale. Dall’incontro con il personale dell’Ausl la finalità dei docenti del Montalcini è stata quella di rendere edotti i propri studenti sui rischi inerenti il gioco d’azzardo raccomandando loro che il gioco, che è molto importante dal punto di vista evolutivo, deve rimanere solo gioco e mai trasformarsi in dipendenza. —
G.C.
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