La Nuova Ferrara

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Omicidio cenci 

Eder in Cassazione contro la pena ridotta dai giudici d’appello

Daniele Predieri

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Arriva in Cassazione l’omicidio di Marcello Cenci, per cui l’amico Eder Guidarelli è stato condannato in secondo grado alla pena di 16 anni. Il processo è fissato al 21 maggio prossimo e riparte proprio dal ricorso presentato dal procuratore generale di Bologna, Walter Giovannini, contro questa condanna, a “soli” 16 anni di carcere, inflitti dalla Corte d’appello di Bologna nel novembre del 2019, perchè ritenuta troppo bassa rispetto la gravità del fatto e per i rilievi emersi processualmente, aveva spiegato la procura generale. Come si ricorda, i giudici di appello avevano ridotto di quasi la metà la pena di primo grado, 30 anni di carcere, decisa allora dal gip Carlo Negri del tribunale di Ferrara. In primo grado le perizie psichiatriche cui era stato sottoposto Eder Guidarelli, lo avevano indicato come del tutto capace di intendere e volere, mentre, di fatto, i giudici d’appello hanno riconosciuto - sulla base della consulenza della difesa di Guidarelli - la seminfermità di mente. Motivando che «la capacità di intendere e volere era grandemente scemata per grave disturbo di personalità» ed era accompagnato da «un disturbo di personalità antisociale e borderline».

Il 2 luglio 2017 Eder Guidarelli uccise Marcello Cenci, partendo da Ferrara e dopo un viaggio di 1.500 km, gli tese un agguato di notte nell’androne della casa di Valencia, dove Marcello era andato ad abitare proprio per sfuggire ad Eder.

La sentenza di appello, ricordiamo, aveva innescato non poche polemiche e reazioni, e riacceso di nuovo il dolore della famiglia Cenci.

In primis, la mamma di Marcello, Roberta Previati, che in una lettera alla Nuova prendeva atto «di una situazione assurda», con cui i giudici della Corte d’assise d’appello «avevano trasformato una persona assolutamente normale in una persona seminferma di mente». Ieri mattina mamma Roberta ribadiva le sue posizioni e in vista del processo del 21 maggio spiegava: «Ora non possiamo che aspettare le conclusioni dei giudici della Cassazione».

E come aveva già sottolineato in passato, i giudici dovranno quantomeno pronunciarsi sull’altalena dei giudizi di primo e secondo grado. E ancora, ribadiva che la sentenza di secondo grado «non si può accettare perchè - spiegava giudiziarie - non ha fatto chiarezza, spero che i giudici che hanno sentenziato non provino il dolore che ho provato io nel sentire pronunciare la pena ridotta a 16 anni per l’assassino di mio figlio». —

Daniele Predieri

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