Piazza Ariostea, code fuori e anello senza troppa ressa «Assiepati ma coinquilini»
Lunghe code di auto sull’asse Biagio Rossetti-Porta Mare, portici belli pieni, anello tutt’altro che esaurito. Piazza Ariostea, lo spauracchio delle riaperture, mostrava questo volto, ieri tra pomeriggio e sera, molto diverso da quello che lo scorso weekend aveva fatto preoccupare i responsabili dell’ordine pubblico e l’amministrazione comunale. Anche il questore Cesare Capocasa che ha fatto un sopralluogo verso le 20 ha trovato una situazione priva di criticità, anche se il divieto d’immissione con l’auto in via Palestro è andato avanti ancora. Forse la riapertura dei locali del centro storico e sui Lidi ha aiutato a far sfiatare il pentolone più in pressione della città.
Verso le 19, a orario movida inoltrato, l’anello è popolato da gruppetti ben distanziati di giovani, che arrivano in media alla mezza dozzina di unità, mescolati alle ultime famiglie e ai bambini. «Perché siamo qui e con la mascherina abbassata? Siamo coinquiline, noi tre lui no - raccontano tre ragazze che si sono portate l’aperitivo sui gradoni, indicando anche un amico - e siamo tirocinanti in Medicina, tutti vaccinati e controllati continuamente. Certo, dobbiamo comunque continuare ad indossare adeguatamente la mascherina», dicono mentre passa il vigilante Top Secret e fa tirare su la protezione. Sono tornate in città da due giorni dopo un paio di mesi, «questa è la prima uscita: qui in piazza ci piace, si può prendere un po’ d’aria senza resse. Perché, com’era la scorsa settimana?». Più in là ci sono tre ragazzi senza mascherina, con birra e pallone da volley: «Sì viviamo assieme, due studenti e un lavoratore, da 21 a 25 anni. Allentiamo la guardia perché noi giovani siamo meno a rischio virus? Bé, questo è un dato di fatto - risponde uno di loro - ci sentiamo un po’ come se ci fosse la guerra in Vietnam ma noi fossimo qui, a distanza di sicurezza dalle bombe».
I tavolini dei bar del porticato sono tutti prenotati, ogni tanto arriva qualche amico che si ferma a fare due chiacchiere in piedi ma niente, c’è il vigilante a ricordagli che non si può fare. Magari aspetta qualche minuto, ma poi arriva inesorabile. Lo stesso fanno i colleghi che passeggiano nell’anello, «tirate su la mascherina» è il mantra che ripetono incessantemente. I ragazzi obbediscono, nell’immediato, poi magari se la riabbassano subito dopo per fumare o bere qualcosa. Ma non c’è bisogno di fare la voce grossa, almeno per questa volta. —
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