La Nuova Ferrara

Ferrara

Centomila decessi causati dal Covid: la speranza di vita cala di 14 mesi

La fotografia dell’Istat sulla popolazione italiana nel 2020:  impennata del numero dei morti, crollano le nascite

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. La pandemia Covid ha avuto un impatto netto sulla popolazione italiana che è scesa sotto i 60 milioni, arrivando a 59,2 milioni (59.258.000) al 1° gennaio 2021, confermando una tendenza in atto da sette anni e facendo registrare una diminuzione di 384mila unità sull’anno precedente (-6,4 per mille residenti). A dirlo è il report Istat sugli indicatori demografici 2020 che mette in fila tutti i numeri legati agli effetti della pandemia sulla popolazione. Il calo, precisa l’Istituto nazionale di statistica, è avvenuto quasi ovunque in Italia, con un minimo di nascite e un massimo di decessi che ha creato una dinamica naturale negativa di 342mila unità.

SI VIVE DI MENO

Il maggior effetto negativo della pandemia, precisa Istat, è quello sui decessi: 746mila le morti registrate nell’anno passato, il 18 per cento in più di quelli rilevati nel 2019, e con 99mila vittime causate direttamente o indirettamente dal virus. L’impatto del Covid è stato tale che è diminuita anche la speranza di vita degli italiani, passata a 82 anni, ben quattordici mesi sotto il livello del 2019: un dato, sottolinea ancora l’Istituto, che non si registrava dal 2012. A livello nazionale l’eccesso di mortalità rappresenta il 13 per cento della mortalità riscontrata nell’anno, ma la situazione è molto varia sul piano territoriale. Nel Nord rappresenta il 19 per cento, nel Centro l’8 e nel Sud il 7 per cento del totale. Significativo il dato della Lombardia al 25 per cento (un decesso su quattro). In quest’ultima regione emergono le aree più colpite: nella provincia di Bergamo l’eccesso di mortalità costituisce il 36 per cento del totale, in quella di Cremona il 35, in quella di Lodi il 34.

SEMPRE MENO FIGLI

Altro dato che conferma il calo demografico, in atto da anni ma amplificato dal Covid, è quello relativo alle nascite: solo 404mila i nuovi nati nel 2020, ben il 30 per cento in meno in dodici anni. In discesa anche il tasso di fecondità totale sceso lo scorso anno a 1,24 figli per donna da 1,27 del 2019 (era 1,40 nel 2008): si tratta, precisa l’Istat, del dato più basso dal 2003. La riduzione della natalità interessa tutte le aree del Paese, da Nord a Sud, salvo rare e non significative eccezioni. Sul piano regionale le nascite, che su scala nazionale risultano inferiori del 3,8 per cento sul 2019, si riducono dell’11,2 per cento in Molise, del 7,8 in Valle d’Aosta, del 6,9 in Sardegna. La regione più prolifica è il Trentino-Alto Adige con 1,52 figli per donna, in calo da 1,57 del 2019.

LE VITTIME DEL COVID

Secondo il sistema di sorveglianza nazionale integrata dell’Istituto superiore di sanità, nel 2020 sono stati registrati 75.891 decessi attribuibili in via diretta al Covid (su 746 mila decessi totali). Tuttavia l’incremento assoluto dei decessi per tutte le cause di morte è stato pari a +112 mila. Così, se da un lato è possibile ipotizzare che parte della mortalità da Covid possa essere sfuggita alle rilevazioni, dall’altro è concreta l’ipotesi che una parte ulteriore di decessi sia stata causata da altre patologie che non è stato possibile trattare nei tempi e modi richiesti. In attesa degli approfondimenti sui dati dettagliati per causa di morte, l’Istat effettua alcune valutazioni di massima. Se, ad esempio, nel 2020 si fossero riscontrati i medesimi rischi di morte osservati nel 2019 i morti sarebbero stati 647mila, ossia solo 13mila in più rispetto all’anno precedente, invece dei 112 mila registrati. Ne consegue che la mortalità indotta dal Covid ammonta a 99 mila decessi. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google