Il bambù alle porte di Ferrara Sei bio-ettari per cibo e legna
L’iniziativa è dell’azienda Kida di Paolo Bruschi (ex Arci). Le piante saranno alte quindici metri
Un cuore verde a cinque minuti dal Castello Estense, con l’innovazione data dalla massiccia presenza di bambù. Questa l’ultima scommessa di Paolo Bruschi, manager ed imprenditore ferrarese già ai piani alti di Arci, Fininvest, Omnitel e Poste Italiane. L’idea affacciatasi in anteprima alle telecamere Rai di Linea Verde alcuni giorni fa, è stata presentata ieri nell’azienda agricola Kida che con i suoi 12 ettari va a riempire un triangolo di terra fra via Caretti, via Copparo e via Pontegradella. Alla presenza del sindaco Alan Fabbri e dell’assessore all’Ambiente Alessandro Balboni, Bruschi è stato perfetto padrone di casa camminando fra le varie colture di frutteto, camomilla, grano antico e asparagi, cui va malcelatamente fiero. «Gli ettari dedicati al bambù saranno sei - racconta l’imprenditore ferrarese - Avremo del Madake, del Moso e del Dulcis, che avrà anche una destinazione alimentare. Tra le varie colture con destinazioni industriali per il legno, avremo anche sei piccole oasi puramente estetiche ornamentali con bambù rosso, blu, nero e giallo che promettono meraviglie».
Il bambuseto è una quasi novità per il Ferrarese: 6 anni fa a Ripapersico nacque il primo impianto di coltivazione grazie a Davide Vitali, fondatore del progetto Prosperity Bamboo ed oggi consulente di Bruschi in questa nuova avventura. «Non vogliamo essere alternativa a nessuno, ma integrazione all’esistente. Contiamo di mettere a dimora 180mila piante; differenziando tempistiche e metodologie di coltura, fra i tre ed i sette anni la piantagione raggiungerà altezze fra i 10 e 15 metri - prosegue Bruschi - e sarà davvero bello anche da vedere e visitare. È un elemento interessante ma invasivo e va quindi controllato».
Tutta l’azienda ha una marcata dimensione bio sostenibile, con zero chimica. Il tonnellaggio importante di sfalcio prodotto viene lavorato e va in biomassa, tutta l’irrigazione viene fatta con una canalizzazione che parte dal canale attiguo grazie ad una pompa elettrica. Niente trattori, quindi meno inquinamento. Il bambù poi nasce da un tappeto di rigoglioso trifoglio che mantiene umida la base e favorisce i germogli con minor impiego di acqua. Le quantità nella irrigazione poi sono date dalla percentuale di umidità rilevata al momento nelle varie zone. «È un approccio innovativo, un tema nuovo per la città e per questo va promosso», ha sottolineato Fabbri. «Senza dimenticare che il bambù ha una capacità incredibile di assorbire l’anidride carbonica, rilasciando quantità di ossigeno molto importanti a beneficio della qualità dell’aria» ha ricordato in chiusura Balboni. —
Dario Cavaliere
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
