Telemedicina, eco a domicilio Così il Covid cambia la sanità
Le esperienze delle cardiologie Asl e della Radiologia di Cento Recuperate da remoto quasi 2.500 visite sospese. E gli esami si fanno anche a casa
Messa sotto assedio dall’emergenza coronavirus, la sanità ha imparato a difendersi. E a sviluppare nuove risorse. È quanto è avvenuto con la telemedicina, spiega il professor Biagio Sassone, direttore delle Cardiologie ospedaliere Asl: «Abbiamo bisogno di un sistema sanitario con competenze digitali e nuovi modelli di erogazione delle prestazioni, e la telemedicina unisce entrambi gli aspetti. Già da vent’anni eseguiamo dove è possibile visite a distanza attraverso telefonate e fax, ma l’emergenza Covid che ci ha travolti ha reso necessario implementare il sistema».
Durante la prima ondata per tre mesi sono state sospese le visite ambulatoriali e specialistiche, sia per evitare la diffusione del virus che per consentire di dirottare gli operatori nel reparti Covid. Tradotto per le Cadiologie: 2.500 prestazioni cancellate, che però sono state recuperate appunto con la telemedicina. «Gran parte di queste prestazioni sospese erano visite di controllo, quindi già con una cardiopatia diagnosticata. Molte di queste visite sono basate sulla valutazione di dati anamnesici: esami del sangue, verifica della terapia, dunque servizi che si possono svolgere da remoto senza pregiudicare la qualità».
Un sistema che va potenziato, ma le sovvenzioni ci sono. Il Pnrr ha destinato un miliardo di euro per la telemedicina come strumento per implementare la medicina di prossimità, che significa domiciliazione e decentramento, portando professionisti e strumenti vicino al paziente, e non il contrario. Un modello rivolto soprattutto a pazienti cronici, fragili e anziani, spesso però proprio coloro che con la tecnologia hanno meno pratica. Da qui la necessità, prosegue Sassone, si una «educazione sanitaria nel senso più ampio», con la collaborazione, quando è possibile, dei familiari. Su una piattaforma messa a disposizione dall’Asl «già si svolgono incontri dedicati ai pazienti dimessi dalle cardiologie del Delta e di Cento. L’ultima volta erano una quindicina, e tra loro c’erano sette over 80 collegati, con i parenti vicini». Al tempo stesso è in atto uno studio per delineare l’identikit dei ricoverati, per sondarne le difficoltà e studiare le soluzioni».
Va in questa direzione anche l’esperienza portata avanti dall’Unità operativa della Radiologia di Cento, diretta da Roberto Rizzati, che con il supporto delle Usca è in grado ora di eseguire ecografie toraciche a domicilio, organizzando quattro corsi di formazione specifici. «La prima ondata ci ha travolti, costringendoci a sospendere l’attività per dedicarci ai malati di Covid. Durante la seconda e terza ondata la situazione è stata molto diversa, e con il supporto della direzione siamo stati in grado di accelerare cambiamenti che saranno fondamentali anche nel post emergenza».-
A.M.
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