L’ambulatorio contro il dolore «Atto di civiltà»
Dal dicembre 2020 è attivo presso l’ospedale di Cona l’ambulatorio della terapia del dolore diretto dalla dottoressa Mattarazzo che ieri in video conferenza ne ha illustrato presupposti, finalità e percorso fino ad oggi compiuto.
«La valutazione del dolore – ha esordito – è determinante per questo progetto voluto a livello regionale e che presso il nostro ospedale dopo tre mesi si è ormai consolidato. L’ambulatorio rappresenta infatti un aiuto importante per il paziente che viene seguito fin dal suo ingresso in pronto Soccorso, durante la degenza ed anche successivamente con visite specifiche. La lotta al dolore infatti è un problema culturale e per noi medici un completamento del nostro operato».
La dottoressa ha poi proseguito il suo intervento illustrando le categorie che maggiormente sono soggette al dolore come ad esempio gli anziani che soffrono di problematiche osseo– articolari, le donne in particolare di fibriomalgia, complessivamente quasi 200 pazienti seguiti dallo scorso dicembre e di questi 75 sottoposti a trattamenti invasivi.
L’ambulatorio che funziona per 18 ore settimanali dalle 8 alle 14, è dotato di una sala d’aspetto, di uno spazio «chirurgico» per infiltrazioni, ago puntura, collaborazione con il fisiatra, con i medici specialistici e di base, con la farmacia in quanto fornisce ai pazienti anche le medicine di cui hanno necessità così da procedere secondo un percorso completo.
Con Mattarazzo collaborano molti medici che sono stati presentati individualmente e che hanno dichiarato la loro entusiastica partecipazione al progetto.
L’ambulatorio della terapia del dolore di Ferrara è legato ad una normativa regionale di cui fanno parte 13 Centri; lo ha ricordato la direttrice generale sottolineando che l’obiettivo è dare un aiuto strutturato e completo a chi prova dolore di qualsiasi natura, tranne quella oncologica.
«Un problema che interessa il 40% della popolazione specie anziana – ha proseguito – di cui la nostra città ha il primato in Emilia Romagna per la quale si vuole migliorare la qualità della vita e poiché non trascura neppure i più giovani, evitare così le assenze dal lavoro che ne sono una conseguenza». —
Margherita Goberti
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